Attenzione
Artigiano a processo: contestata la richiesta di pagamento di una fornitura
Tentata estorsione a un parroco
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Laula di un tribunale 2 MINUTI DI LETTURA
PESCIA. Ha tentato un'estorsione ai danni del parroco di un paesino delle Dolomiti che aveva affidato alla ditta per la quale lavorava la pulitura di oggetti sacri. Di questo deve rispondere Lolia Braidich, 33 anni, di Pescia, dipendente di una azienda del Pordenonese, che aveva ricevuto la commessa dal parroco Vito De Vido, parte offesa nel procedimento. Il processo ha subìto un rinvio per l'apertura del dibattimento. L'uomo si sarebbe accontetato alla fine di cinquemila euro; ma, in precedenza, ne avrebbe chiesti ben 13.500. Un conto più salato del previsto per il sacerdote della parrocchia. De Vido era entrato in contatto con l'azienda per la pulitura di alcuni oggetti sacri: per la precisione, si trattava di sei candelieri, una navicella e un turibolo da pulire e lucidare a regola d'arte. Stando al capo di imputazione contestato a Braidich, il contro per il parroco sarebbe stato di appena 125 euro. Ma il sacerdote di punto in bianco avrebbe visto "lievitare" il costo della pulitura e lucidatura degli oggetti sacri di una percentuale a dir poco astronomica. L'episodio contestato al potentino risale al 13 e 14 ottobre del 2009, a Livinallongo. Pare che il parroco avesse ricevuto una telefonata da una persona, che avrebbe riferito di essere il nipote del proprietario della azienda di lucidatura: questi chiedeva un pagamento di 13.500 euro. La tentata estorsione sarebbe consistita nel minacciare il sacerdote di dire alla Curia che non voleva pagare. Il religioso aveva pattuito un conto decisamente più basso: 125 euro. La difesa sostiene l'assenza dell'imputato nell'azienda, nel periodo cui fanno riferimento le accuse, cioè la metà di ottobre di circa due anni fa.
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