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Sparò all'auto del sindaco: patteggia due anni

L’auto danneggiata dall’operaio e il sindaco Antonio Pappalardo
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L’auto danneggiata dall’operaio e il sindaco Antonio Pappalardo

Operaio chiude la vicenda giudiziaria iniziata con un colpo di fucile

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LARCIANO. Patteggiamento a due anni per lasciarsi alle spalle uno scatto d'ira capace di fargli perdere la ragione per l'operaio che sparò contro l'auto del sindaco di Larciano, Antonio Pappalardo colpevole, ai suoi occhi, dello sfratto avviato dalla Spes e di non trovare alla sua famiglia un alloggio alternativo. Emanuele Massaro, 33 anni, operaio nel settore edile, era accusato di minaccia e danneggiamento aggravati, porto e detenzione illegale di arma da sparo e di arma clandestina.  L'operaio, assistito dall'avvocato Federico Mariotti, ha scelto il rito alternativo evitando il processo. Quando venne arrestato ammise le sue responsabilità dicendosi pentito per la gravità del gesto.  Il sindaco Antonio Pappalardo, rappresentato dall'avvocato Massimo Brancoli, sta valutando l'eventualità di una causa civile per il risarcimento dei danni subìti alla sua auto e per imporre a Massaro il versamento di una cifra a favore del fondo sociale del Comune. Lo sfregio alla macchina del sindaco, per Pappalardo, va esteso anche alla collettività e, quindi, sarebbe significativo il contributo al fondo che si occupa di aiutare chi ha bisogno.  Il colpo di fucile venne esploso la sera del 31 marzo ai danni della Fiat Punto del sindaco parcheggiata in via Puntoni. Quasi subito le indagini avevano puntato i fari sulla pista dei rapporti tra cittadini e Comune. Il malessere per un lavoro perso o una casa da dover lasciare potevano essere validi moventi per un gesto intimidatorio come quello di cui era stato bersaglio Pappalardo. Qualche settimana di riscontri e poi i carabinieri avevano cucito addosso a Massaro l'identikit dello sparatore. Quando ai primi di maggio gli contestarono l'accusa, l'uomo ammise le sue responsabilità dicendo di aver capito quanto fosse spropositato il gesto rispetto al problema per cui accusava l'amministratore. Nella sua casa fu rinvenuto un fucile da caccia calibro 12 con munizioni compatibili con quelle usate per far saltare i finestrini della Punto di Pappalardo. Nella ricerca di altro materiale saltò fuori anche una vecchissima pistola a tamburo. Fucile e revolver erano posseduti illegalmente da Massaro, privo del porto d'armi.  L'operaio, la cui famiglia era morosa con la Spes per migliaia di euro di affitti non pagati per la casa popolare, era esasperato anche per i cinque rinvii di sfratto. Il sindaco gli aveva proposto un'ipotesi abitativa, ma non gli era andata bene.

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