Sicurezza
Crisi-Incom: i sindacati cercano soluzioni per evitare i licenziamenti
David Meccoli
◗
I lavoratori discutono davanti ai cancelli 2 MINUTI DI LETTURA
PIEVE. Trentotto lavoratori (quasi tutte donne) in mobilità su un totale della forza lavoro di 99 unità. E' quanto sta accadendo alla Incom, azienda di confezioni storica della Valdinievole, situata al confine tra Pieve e Montecatini, attiva dagli anni Cinquanta e da qualche anno distributrice di importanti marchi come Pirelli Pzero, Us Polo Assn, Chinook e A-Style. I dipendenti si sono ritrovati ieri mattina davanti ai cancelli della sede per protestare contro una procedura di mobilità che riguarderà più di un terzo dell'attuale organico. Molti lavoratori vengono da due anni di cassa integrazione (ordinaria e straordinaria), ma adesso lo spettro del licenziamento si fa più concreto. «La crisi è innegabile - dice Michele Gargini, Filctem Cgil - ma per evitare la strada della mobilità esisterebbero anche altri ammortizzatori sociali, quali la cassa integrazione in deroga o i contratti di solidarietà, che consentirebbero di guadagnare un anno per valutare meglio le cose e di far maturare ad alcuni dipendenti i requisiti per poter andare in pensione». «I lavoratori - spiega Marcello Familiari, Femca Cisl - hanno già provato a trovare una nuova collocazione, ma senza successo. E si tratta di molte donne in maggioranza tra i 40 e i 50 anni: un'età critica per ciò che riguarda il mondo del lavoro». Dopo aver delocalizzato gran parte della produzione all'estero, alla Incom sono comunque presenti addetti al marketing, alla commercializzazione dei marchi, alla progettazione di nuovi modelli, al magazzino e alla logistica. Una forza lavoro ben al di sotto di quella che si registrava negli anni Settanta (quando i dipendenti erano ben oltre il doppio di quelli attuali), in parte già ridimensionata da una ristrutturazione aziendale avvenuta una decina di anni fa. Restano, comunque, 99 unità, che dal 1º novembre (fino a fine ottobre è in vigore la cassa integrazione) potrebbero ridursi a 61. «Purtroppo - dice ancora Gargini - una espulsione dal mondo del lavoro in Valdinievole difficilmente si traduce in una nuova opportunità. Mobilità, in altre parole, significa né più né meno licenziamento. E per noi questo è inaccettabile». Sindacati e lavoratori si ritroveranno pertanto la prossima settimana in assemblea per decidere gli ulteriori passaggi da fare. «Il presidio di ieri - dice Familiari - è stato l'avvio della mobilitazione. L'assemblea deciderà poi le successive azioni. D'altra parte finora l'azienda ha sempre rifiutato tutte le soluzioni alternative da noi proposte: non riusciamo più a dialogare in maniera costruttiva». I sindacati fanno quindi anche un appello alle istituzioni locali che si attivino per «tutelare una importante realtà territoriale che, con queste decisioni, potrebbe creare notevoli problemi di carattere sociale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
