Il Tirreno

Montecatini

Condannato ex capogruppo Ds

Marco De Martin Mazzalon
◗
Marco De Martin Mazzalon

Diffamazione: dovrà risarcire il notaio Lenzi

3 MINUTI DI LETTURA





MONTECATINI. Chiedeva due milioni di euro all'ex capogruppo degli allora Ds, Marco De Martin Mazzalon e al Tirreno, il notaio e attuale consigliere comunale del Pdl, Raffaele Lenzi. Se per l'ex amministratore del centrosinistra il Tribunale ha riconosciuto una responsabilità, per il Tirreno il giudice ha escluso colpe imponendo al professionista il pagamento delle spese legali a favore del giornale.  Diffamazione. Lenzi si riteneva diffamato e danneggiato nella sua attività professionale per un articolo sulle Terme uscito il 31 dicembre 2005 con il titolo "Tutta colpa del contratto" nel quale l'esponente dei Ds sosteneva che la causa dei problemi societari dell'azienda era da addebitare, all'epoca della privatizzazione, a «un contratto fatto con i piedi dai tecnici della Regione e dal notaio Lenzi, che hanno spianato la strada alle attuali difficoltà di individuare le inadempienze dei gestori in sede di contenzioso». Una frase pronunciata da De Martin Mazzalon nel corso di una conferenza stampa e che non è mai stata smentita. L'ex capogruppo si era difeso affermando che le frasi erano inserite nel contesto di un discorso più articolato, addossando al giornalista un'estrapolazione arbitraria delle sue affermazioni.  La sentenza. Il giudice del Tribunale civile di Monsummano, Ernesto Covini al termine della causa durata quasi cinque anni ha condannato De Martin Mazzalon a risarcire il notaio Lenzi con 68mila euro con gli interessi legali a partire dal dicembre 2005. Il Tribunale ha accolto l'atto di citazione di Lenzi circa la propria «totale estraneità alla redazione del contratto e al relativo rogito. Egli l'aveva solo esaminato e aveva concorso ad approvare il testo nel consiglio di amministrazione. La notizia data di un contratto alla cui formazione il notaio Lenzi aveva dato un contributo tecnico è pertanto obiettivamente falsa» si legge nella sentenza. Aggiunge il giudice: «Le affermazioni hanno contenuto esplicito ed inequivoco ed inducono il lettore che il professor Lenzi, nonostante la qualità di notaio, non sia capace di redigere un contratto impegnativo, come sarebbe dimostrato dal fatto obiettivo (falso) di aver redatto in modo pedeste quello rivelatosi foriero di tante questioni. Pertanto sussiste la diffamazione a mezzo stampa per aver accusato il notaio Lenzi di una condotta mai tenuto e sotto il profilo della sua attività professionale».  Per quanto riguarda il Tirreno, chiamato in causa con la società editrice Finegil, l'allora direttore e l'autore dell'articolo oggetto della causa, il dottor Covini ha rigettato la richiesta del notaio condannandolo a pagare le spese di lite, i diritti e gli onorari agli avvocati per un importo di oltre 15mila euro.  Rispettate le regole. Riguardo alla posizione de "Il Tirreno" il giudice scrive: «Il giornalista ha osservato il principio di rispetto della verità obiettiva, sotto il profilo della rispondenza delle dichiarazioni riportate a quelle pronunciate. Il giornalista ha osservato con gli accorgimenti descritti il principio del distacco e della evidenziazione che quanto riportato erano dichiarazioni di esponente politico e non verità storica accertata. Il giornalista ha osservato il criterio dell'interesse pubblico delle dichiarazioni riportate per il solo fatto di essere state pronunciate».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze