Sicurezza
La donna si era vista ipotecare labitazione a causa dellerrata applicazione dellimposta
Condannata l'Agenzia delle entrate
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La sede dellAgenzia delle entrate di Pescia La Cassazione accoglie il ricorso di un'imprenditrice sul calcolo dell'Iva
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PESCIA. Alla fine non solo la sede centrale ha smentito quelle periferiche, non solo le ragioni dell'imprenditrice dopo anni di battaglia sono state riconosciute, ma la Corte di cassazione ha anche condannato l'Agenzia delle entrate di Pescia a pagare 3.100 euro. Potrà non sembrare una gran cifra, specialmente se confrontate con le spese legali e le angosce affrontate nel corso degli anni da Alba Santoni, imprenditrice originaria di San Miniato nel settore degli spettacoli viaggianti (che a un certo punto si era vista anche ipotecare la casa), ma, per casi del genere, si tratta di una somma record. Ma andiamo con ordine: tutto iniziò nel 2005 quando l'Agenzia delle entrate di Pescia pretese il versamento dell'Iva che però, documenti alla mano, la Santoni era sicura di aver pagato. La donna era in regola con le tasse, e anche con il pagamento del 10% di Iva prevista per gli spettacoli viaggianti. Ma proprio qui nasce il contrasto che si è trascinato per anni tra ricorsi e controricorsi. Secondo l'Agenzia delle entrate di Pescia per gli spettacoli di intrattenimento l'Iva avrebbe dovuto essere del 20%. Ma l'impianto gestito dalla donna, come il suo autoscontro, come va classificato: spettacolo di intrattenimento con Iva al 20% come sosteneva l'Agenzia delle entrate, o spettacolo viaggiante (con Iva al 10%) come sosteneva invece Alba Santoni? Logica ed esperienza farebbero pensare alla seconda versione e, non bastassero queste, la titolare poteva contare anche sul nulla osta di agibilità rilasciato da ministero del Turismo e Spettacolo, un nulla osta, appunto, per "spettacoli viaggianti". Ma lo stesso per l'Agenzia delle entrate la donna aveva evaso l'Iva, e quindi si era vista iscrivere a ruolo per una somma di 18mila euro, si era vista ipotecare casa e auto e, inevitabilmente, si era vista chiudere la porta a ogni possibilità di finanziamento (indispensabile per chi svolge un lavoro stagionale come questo). La battaglia legale della donna è andata avanti per anni, con l'imprenditrice che si è vista respingere dall'agenzia provinciale, e poi dall'agenzia regionale, i suoi ricorsi. Nel 2009 però la situazione si è improvvisamente sbloccata: via debiti e ipoteche dopo che la stessa Agenzia delle entrate di Roma ha segnalato l'errore in cui era incappata la sede di Pescia, dando ragione alla donna. E, alla fine, l'Agenzia delle entrate ha scelto di ritirarsi dalla causa, a quel punto arrivata in Cassazione. La causa è comunque andata avanti lo stesso e, nei giorni scorsi, la Corte di Cassazione, presieduta da Carlo Parmeggiani, si è espressa sulla vicenda, e dopo aver preso atto della decisione dell'Agenzia delle entrate di Roma di abbandonare la controversia e di togliere ogni forma di ipoteca nei confronti di Alba Santoni, ha condannato la controricorrente (l'Agenzia delle entrate) al pagamento dei 3.100 euro. Una somma che, spiega l'imprenditrice, non la ripaga di tutte le angoscie subite, ma che rappresenta comunque un bel motivo di soddisfazione personale, e di fiducia nella giustizia.
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