Attenzione
Ultimo e rotto ma è arrivato alla fine del Tour: Sabatini, ciclista di ferro
Aldo Della Nina
Tremila chilometri in bicicletta con l'osso sacro fratturato, Fabio Sabatini, 26 anni, è arrivato a quattro ore da Evans: «Ultimo e rotto, ma sono arrivato»
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Provate voi a fare tremila chilometri in bicicletta con una frattura all'osso sacro. Altro che brocco. E neppure Malabrocca, nel senso di Luigi, il gregario famoso, ai tempi di Coppi e Bartali, per la mitica maglia nera dell'ultimo in classifica. Ultimo, al Tour de France appena concluso, è arrivato anche Fabio Sabatini, 26 anni, nato all'ospedale di Pescia ma monsummanese da una vita, anche se ora vive con la compagna Sharon a Pistoia.
Sabatini, velocista di buone qualità, un piccolo talento non ancora del tutto sbocciato, è caduto mercoledì 6 luglio nella parte iniziale della quinta tappa, la Carhaix-Cap Frehel. Sul momento il solito doloretto che pedalando non dava fastidio più di tanto. Poi un'uggia, noiosa e insistente che scendeva giù, lungo la gamba. «Leggero spostamento del bacino con interessamento del nervo sciatico» il primo verdetto.
In sostanza una sciatalgia. Si può lasciare il Tour per una sciatalgia? No. Ha stretto i denti, è andato avanti. Ha fatto il suo dovere, da gregario, per Ivan Basso che invece, al tirar delle somme, ha deluso e non poco. Lui, il "Saba" è arrivato alla fine. Prendendo tanti minuti sui Pirenei ma soprattutto sulle Alpi. Galibier e Halpe d'Huez? Una faticaccia. E alla fine quasi quattro ore di ritardo dal primo, l'australiano Cadel Evans.
Ultimo, non per caso...
«Già. Stamani (ieri mattina per chi legge, ndr) ho fatto una risonanza magnetica a Prato: frattura composta dell'osso sacro».
Mai accorto di nulla.
«Pedalavo un po' storto, ma davo la colpa a quella caduta di mercoledì. Del resto è stato il Tour delle cadute. Mica potevo fare tante storie, io. Il dolore? Sopportabile».
Mai sentito parlare di Malabrocca?
«Mala chi?».
Luigi Malabrocca. Negli anni Quaranta, al Giro, pur essendo un buon corridore si rimpiattava nei fienili per giungere ultimo. Gli davano la maglia nera e un sacco di soldi. Perché arrivare in fondo alla classifica valeva quasi come il primo posto e lui aveva una famiglia numerosa da mantenere.
«No, non conoscevo questa storia. Comunque sia a me di soldi al Tour non ne hanno dati in più, per l'ultimo posto».
Ma lungo le strade ti conoscevano, ti salutavano, ti incitivano...
«No. Ero uno dei tanti. Non c'era una maglia particolare a individuarmi. E poi, sai una cosa?».
Dimmi pure.
«Io che ero precipitato così in basso l'ho saputo negli ultimi tre giorni e magari era già da una settimana che ero lì. La classifica non mi interessava più di tanto, visto che ormai con Basso eravamo fuori dai giochi».
A proposito, cos'è mancato a Basso?
«È andato tutto storto. A cominciare dalla cronometro a squadre, seconda tappa. Anch'io ero molto motivato, volevo fare bene ma la Liquigas non girò come doveva. Già lì capimmo che sarebbe stata dura».
Ma se ci fosse stato Vincenzo Nibali la musica cambiava?
«Non penso. Vincenzo si era preparato, bene, per il Giro. Solo che sulla sua strada ha trovato un grande Alberto Contador. Basso aveva puntato tutto sul Tour, ma ha reso meno del previsto e così a trionfare è stato Evans, un signor corridore sotto tutti i punti di vista. Tanto di cappello».
Rimpianti?
«Rimpianti no, direi amarezza. Dopo il Giro, con qualche volata non andata a buon fine, ero andato al Tour per rifarmi. Invece non stavo bene. Ora si è capito perché».
Ma l'ultimo posto una volta qualcosa valeva...
«Prima, ora non più. E comunque io non sono un fenomeno nella lotta al fuori tempo massimo. È capitato, ne facevo volentieri a meno».
Il futuro?
«Puntavo molto sul mese di agosto per mettermi in luce. Non ho messo ancora da parte il sogno di indossare la maglia azzurra e volare ai mondiali in Danimarca. Ora purtroppo dovrò saltare l'appuntamento di Camaiore, sabato 6 agosto».
Corsa forse un po' duretta per te...
«Sì, ma quando si esce dal Tour di solito la condizione è buona. Comunque sia, per 10 giorni ora dovrò stare un po' più calmo».
Poi?
«Amburgo, Plouay, Coppa Bernocchi e Giro di Padania. Mi auguro che il vento giri, che arrivi la prima vittoria da professionista. Non può essere sempre e solo sfortuna. Anche alla Liquigas ne sono consapevoli. Tant'è che, pur avendo il contratto in scadenza, sono propensi a rinnovarmelo».
Sabatini, velocista di buone qualità, un piccolo talento non ancora del tutto sbocciato, è caduto mercoledì 6 luglio nella parte iniziale della quinta tappa, la Carhaix-Cap Frehel. Sul momento il solito doloretto che pedalando non dava fastidio più di tanto. Poi un'uggia, noiosa e insistente che scendeva giù, lungo la gamba. «Leggero spostamento del bacino con interessamento del nervo sciatico» il primo verdetto.
In sostanza una sciatalgia. Si può lasciare il Tour per una sciatalgia? No. Ha stretto i denti, è andato avanti. Ha fatto il suo dovere, da gregario, per Ivan Basso che invece, al tirar delle somme, ha deluso e non poco. Lui, il "Saba" è arrivato alla fine. Prendendo tanti minuti sui Pirenei ma soprattutto sulle Alpi. Galibier e Halpe d'Huez? Una faticaccia. E alla fine quasi quattro ore di ritardo dal primo, l'australiano Cadel Evans.
Ultimo, non per caso...
«Già. Stamani (ieri mattina per chi legge, ndr) ho fatto una risonanza magnetica a Prato: frattura composta dell'osso sacro».
Mai accorto di nulla.
«Pedalavo un po' storto, ma davo la colpa a quella caduta di mercoledì. Del resto è stato il Tour delle cadute. Mica potevo fare tante storie, io. Il dolore? Sopportabile».
Mai sentito parlare di Malabrocca?
«Mala chi?».
Luigi Malabrocca. Negli anni Quaranta, al Giro, pur essendo un buon corridore si rimpiattava nei fienili per giungere ultimo. Gli davano la maglia nera e un sacco di soldi. Perché arrivare in fondo alla classifica valeva quasi come il primo posto e lui aveva una famiglia numerosa da mantenere.
«No, non conoscevo questa storia. Comunque sia a me di soldi al Tour non ne hanno dati in più, per l'ultimo posto».
Ma lungo le strade ti conoscevano, ti salutavano, ti incitivano...
«No. Ero uno dei tanti. Non c'era una maglia particolare a individuarmi. E poi, sai una cosa?».
Dimmi pure.
«Io che ero precipitato così in basso l'ho saputo negli ultimi tre giorni e magari era già da una settimana che ero lì. La classifica non mi interessava più di tanto, visto che ormai con Basso eravamo fuori dai giochi».
A proposito, cos'è mancato a Basso?
«È andato tutto storto. A cominciare dalla cronometro a squadre, seconda tappa. Anch'io ero molto motivato, volevo fare bene ma la Liquigas non girò come doveva. Già lì capimmo che sarebbe stata dura».
Ma se ci fosse stato Vincenzo Nibali la musica cambiava?
«Non penso. Vincenzo si era preparato, bene, per il Giro. Solo che sulla sua strada ha trovato un grande Alberto Contador. Basso aveva puntato tutto sul Tour, ma ha reso meno del previsto e così a trionfare è stato Evans, un signor corridore sotto tutti i punti di vista. Tanto di cappello».
Rimpianti?
«Rimpianti no, direi amarezza. Dopo il Giro, con qualche volata non andata a buon fine, ero andato al Tour per rifarmi. Invece non stavo bene. Ora si è capito perché».
Ma l'ultimo posto una volta qualcosa valeva...
«Prima, ora non più. E comunque io non sono un fenomeno nella lotta al fuori tempo massimo. È capitato, ne facevo volentieri a meno».
Il futuro?
«Puntavo molto sul mese di agosto per mettermi in luce. Non ho messo ancora da parte il sogno di indossare la maglia azzurra e volare ai mondiali in Danimarca. Ora purtroppo dovrò saltare l'appuntamento di Camaiore, sabato 6 agosto».
Corsa forse un po' duretta per te...
«Sì, ma quando si esce dal Tour di solito la condizione è buona. Comunque sia, per 10 giorni ora dovrò stare un po' più calmo».
Poi?
«Amburgo, Plouay, Coppa Bernocchi e Giro di Padania. Mi auguro che il vento giri, che arrivi la prima vittoria da professionista. Non può essere sempre e solo sfortuna. Anche alla Liquigas ne sono consapevoli. Tant'è che, pur avendo il contratto in scadenza, sono propensi a rinnovarmelo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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