Sicurezza
Sparò contro l'auto del sindaco: operaio rinviato a giudizio
Pietro Barghigiani
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Il sindaco Antonio Pappalardo e lauto colpita dalla fucilata 2 MINUTI DI LETTURA
LARCIANO. Processo lampo per l'operaio che sparò contro l'auto del sindaco di Larciano, Antonio Pappalardo colpevole, ai suoi occhi, dello sfratto avviato dalla Spes e di non trovare alla sua famiglia un alloggio alternativo. Il sostituto procuratore Francesco Sottosanti ha disposto il giudizio immediato nei confronti di Emanuele Massaro, 33 anni, operaio nel settore edile. È accusato di minaccia e danneggiamento aggravati, porto e detenzione illegale di arma da sparo e di arma clandestina. Le numerose prove raccolte dai carabinieri e le ammissioni dell'uomo subito dopo l'arresto hanno indotto la Procura della Repubblica a chiedere l'immediato saltando l'udienza preliminare dal gip considerato l'ingente materiale probatorio acquisito agli atti. L'udienza è fissata nei prossimi giorni. L'orientamento di Massaro, assistito dall'avvocato Federico Mariotti, è quello di chiedere un patteggiamento per il quale la Procura sarebbe pronta a dare il proprio assenso. Il sindaco Antonio Pappalardo, rappresentato dall'avvocato Massimo Brancoli, in caso di patteggiamento non potrà costituirsi parte civile anche se potrà avviare un'azione legale di risarcimento dei danni. Il colpo di fucile venne esploso la sera del 31 marzo ai danni della Fiat Punto del sindaco parcheggiata in via Puntoni. Quasi subito le indagini avevano puntato i fari sulla pista dei rapporti tra cittadini e Comune. Il malessere per un lavoro perso o una casa da dover lasciare potevano essere validi moventi per un gesto intimidatorio come quello di cui era stato bersaglio Pappalardo. Qualche settimana di riscontri e poi i carabinieri avevano cucito addosso a Massaro l'identikit dello sparatore. Quando ai primi di maggio gli contestarono l'accusa, l'uomo ammise le sue responsabilità dicendo di aver capito quanto fosse spropositato il gesto rispetto al problema per cui accusava l'amministratore. Nella sua casa fu rinvenuto un fucile da caccia calibro 12 con munizioni compatibili con quelle usate per far saltare i finestrini della Punto di Pappalardo. Nella ricerca di altro materiale saltò fuori anche una vecchissima pistola a tamburo. Fucile e revolver erano posseduti illegalmente da Massaro, privo del porto d'armi. L'operaio, la cui famiglia era morosa con la Spes per migliaia di euro di affitti non pagati per la casa popolare, era esasperato anche per i cinque rinvii di sfratto. Il sindaco gli aveva proposto un'ipotesi abitativa, ma non gli era andata bene. Nel tempo aveva identificato nell'amministratore l'origine dei problemi della sua famiglia e soprattutto l'ostacolo alle possibili soluzioni. Esaurite le sfuriate in Comune decise di usare la violenza per contestare il sindaco arrivando sotto casa per sparagli contro l'auto.
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