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Montecatini

Padre Alfredo le vie del Signore oltre i campi da golf

Padre Alfredo le vie del Signore oltre i campi da golf

Imprenditore di successo e giocatore di buon livello, nel 1999 lasciò donne e auto di lusso per prendere i voti

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MONTECATINI. Tutto successe alla vigilia di Natale. Di ritorno da un viaggio di lavoro in Cina, il tempo di posare le valige e salutare la famiglia, Alfredo Paladini corse alla chiesa di San Francesco dei padri Cappuccini, a ovest del parco delle Terme. Era il 23 dicembre 1999. Alfredo aveva 40 anni. Anni spesi a realizzare e gestire campi da golf («guadagnavo molto, molto bene...», rivela con pudicizia) e a condurre una bella vita tra party, auto di lusso e donne. «Sì, ero considerato uno sciupafemmine», ammette sorridendo. Alfredo aveva anche una fidanzata di undici anni più giovane di lui, di cui preferisce non dire il nome; racconta solo che era una grande giocatrice di golf.

Il convento. In preda ad una sorta di tsunami interiore, Alfredo suonò deciso al campanello del convento di San Francesco, quella vigilia di Natale di fine secolo. Gli aprì un frate. «Padre mi vorrei confessare», chiese deciso il giovane quarantenne. «Si accomodi...», rispose il cappuccino. Alfredo si inginocchiò e balbettò: «Padre, vorrei farmi frate...».

L'ordinazione. Nel giro di pochi giorni Alfredo riprese la valigia dei suoi frequenti viaggi all'estero. Questa volta però la destinazione era un convento. Otto anni di studi intensi e poi nel 2008 l'ordinazione sacerdotale. Oggi padre Alfredo si divide tra Montecatini, Pistoia (è cappellano del carcere), e Roma, dove si reca per partecipare alle riunioni del consiglio pastorale penitenziario. Dorme pochissimo, si sveglia alle tre del mattino, riordina le carte, studia e soprattutto prega: «E' il momento in cui metto benzina nel mio motore spiriturale per meglio vivere la giornata», spiega.

I commenti. La sua scelta di farsi frate e di prendere i voti (povertà, castità e obbedienza), lui che fino allora non era stato né povero, né casto e neppure un tipo obbediente, fece scalpore nei vicoli indiscreti e paesani di Montecatini. «E chi se lo sarebbe mai aspettato...», commenta un barista, vecchio amico di Alfredo. Molti ci rimasero male, si sentirono feriti, piansero. A cominciare dalla fidanzata, con la quale aveva una relazione ormai più che decennale. I due erano ormai in procinto di sposarsi: «Non posso competere con questo tipo di amore», commentò rassegnata la donna. Che già da tempo aveva intravisto i segni del cambiamento in Alfredo. «Hai occhi diversi dal solito, che cosa ti sta succedendo? Hai un'altra donna?», gli domandò incalzante la fidanzata quando, prima del viaggio in Cina, la coppia trascorse alcuni giorni di ritiro spirituale alla Verna.

Erano molto religiosi, Alfredo e la sua fidanzata. «Fin da piccolo ho fatto il chierichetto. Più volte ho sentito dentro di me il desiderio di diventare sacerdote. Un rivolo d'acqua. Al quale ho fatto resistenza per 40 anni e oggi non so darmene ragione. Poi il rivolo è diventato un fiume in piena...», racconta padre Alfredo.

Il sacerdozio. Il cappuccino non rinnega nulla della sua vita passata. «Quando vedo passare una bella donna la guardo. La bellezza è di Dio. Perché averne paura? Proprio le mie esperienze passate, anche mondane, mi permettono di vivere la mia scelta religiosa con consapevolezza. Cercando di andare al nocciolo dell'esperienza di fede. La mia bussola è il Vangelo». La scintilla che ha portato al cambiamento di vita? «Mistero di Dio, non saprei dire con altre parole. Non è che prima non fossi felice, ma avvertivo dentro di me qualcosa di irrisolto. Una gioia non piena. Mi mancava il senso, la direzione di marcia della mia vita. Che ho trovato nel sacerdozio come servizio radicale e totalizzante di Dio».

Il passato. Figlio di una famiglia borghese di Montecatini, Alfredo si è laureato in Scienze politiche a Firenze, nel 1983. Poi due anni di Giurisprudenza, il militare e dal 1986 ha cominciato a girare il mondo per seguire gli sviluppi immobiliari nel settore del golf (di cui è stato anche un eccellente giocatore, handicap 4). Ha lavorato - tra gli altri - per Coin e Benetton. Ha costruito cittadelle del golf un po' in tutto il mondo, a cominciare da Montecatini, Prato e Castelfalfi. Ha seguito una quarantina di cantieri in 5 continenti. Un mondo luccicante di soldi, di gente altocata, auto di lusso e champagne, feste e belle donne.

La povertà.
Ora i mondi di padre Alfredo sono agli antipodi, nel segno di un destino da contrappasso. Conventi semivuoti con frati anziani e spesso malati. L'inferno del carcere senza umanità e redenzione sociale, nell'indifferenza di una società che i «detenuti li vorrebbe imprigionare e buttare poi via la chiave». Le vite perdute e sperdute dei senza fissa dimora che padre Alfredo incontra ogni giovedì sera, a Firenze, nelle sue ronde della carità. «La povertà in questo Paese è esplosiva. Non mi piace l'ottimismo di chi ci governa. E' propaganda vergognosa. Bussano ai nostri conventi per chiedere una mano anche persone che fino a qualche anno fa stavano bene», racconta padre Alfredo.

Il messaggio.
Uomo colto, dalle molte letture (da San Bonaventura a von Balthasar), esperto di dogmatica e di diritto, appassionato di figure religiose anche molto diverse tra loro (da don Milani a padre Zanotelli, da Pio XII a Paolo VI, dal cardinale Martini a papa Raztinger), poliglotta, padre Alfredo coltiva un sogno: «Vorrei andare dove nessuno vuole andare. Là dove ci sono i poveri, le vittime della storia, coloro che ricercano un senso alla vita. A portare loro il messaggio di salvezza del Vangelo». Poi, accompagnandomi all'auto, mi dona una piccola croce in legno e mi saluta con un leggero segno di croce sulla testa. Apro la portiera e vedo che ha ancora qualcosa da dire.

«E' la prima volta che parlo della mia storia. Mi ha convinto quando mi ha detto che l'intervista la voleva fare guardandoci negli occhi. Gli occhi sono fondamentali per prestare attenzione agli altri, averne cura. Purtroppo viviamo in una società indifferente agli altri», conclude padre Alfredo.

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