Sicurezza
L'ingegnere ritorna al lavoro
Luca Signorini
◗
Lavvocato Marica Bruni e Luana Del Bino dellufficio vertenze Dirigente di Acque Toscane licenziato vince la causa
3 MINUTI DI LETTURA
MONTECATINI. Giuliano Arletti, ingegnere, uno dei dirigenti responsabili di Acque Toscane, licenziato ad ottobre, viene reintregato oggi nell'organico dell'azienda. Questa la decisione del giudice del lavoro dopo la causa intentata dalla Filctem Cgil. In più, la sentenza dispone al gestore dell'acquedotto di corrispondere gli stipendi arretrati. La vicenda, però, avrà degli strascichi. Da una parte il sindacato si appellerà nuovamente al giudice del lavoro per ricevere un risarcimento danni da mobbing e per la presunta violazione dell'art. 28 della Carta del lavoro, che configura comportamenti antisindacali. Dall'altra Acque Toscane che, con tutta probabilità, impugnerà le sentenze in proprio sfavore. La storia inizia due anni fa, quando Arletti comincia asubire quelle che lui ritiene vessazioni sul luogo di lavoro: «La sua posizione di grande responsabilità - dice Luana Del Bino, dell'ufficio vertenze della Cgil - veniva sminuita dentro e fuori l'azienda. Continui erano i richiami e le sospensioni temporanee. Per sopportare una così pesante situazione il nostro assistito ha fatto ricorso alle cure di psicologi e psichiatri». Nell'ottobre scorso poi, l'ingegnere è stato raggiunto da una lettera di licenziamento. Padre di due bambini e con moglie casalinga, si è sentito crollare il mondo addosso. Subito è partito il ricorso della Filctem Cgil, capitanata dal segretario provinciale Michele Gargini. La prima mossa, usuale nei normali rapporti sindacali,è stata la richiesta di un incontro con Acque Toscane, ma l'azienda ha risposto picche. «Mi è giunta una missiva dall'avvocato dell'azienda - commenta Gargini - dove veniva rilevato il fatto che Arletti aveva firmato per il referendum sull'acqua pubblica. In più, motivo del licenziamento, la colpa di aver stampato un volantino per uso personale con i mezzi dell'azienda. Un errore, certo, ma non così grave da provocare il licenziamento». Ed ecco allora il ricorso d'urgenza. «Il giudice nella sentenza ha sottolineato quanto fosse labile e scarsa la motivazione - spiega il legale del sindacato, Marica Bruni - non idonea per il venir meno del rapporto fiduciario». E così, vinta la vertenza, Arletti oggi viene reintregato al lavoro (e gli verranno corrisposti gli stipendi arretrati). Ma il contenzioso non finisce qui. La Cgil ha ora intenzione di rivolgersi nuovamente al giudice per due istanze. La prima riguarda la violazione dell'art. 28 dello Statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 1970) che configura i comportamenti antisindacali: in questo caso la decisione di Acque Toscane di non incontrare la Filctem Cgil. La seconda istanza vuole sensibilizzare il giudice nel valutare in modo approfondito i danni psicologici e morali: secondo il sindacato, dopo una visita medica specialistica a cui si è sottoposto l'ingegnere, ci sono gli estremi del mobbing, malattia professionale fatta di eccessive pressioni, maldicenze, abusi psicologici. La quantificazione del danno sta in un range tra 25-30 punti di invalidità come infortunio sul lavoro. Ciò porterebbe a un risarcimento di diverse decine di migliaia di euro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
