Italia
Operazione “Birkin”: sei misure cautelari in cella e ai domiciliari per associazione a delinquere
Vendeva false borse Hermes
Pietro Barghigiani
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La Finanza nella ditta sequestrata dove venivano confezionate le false borse HermesOrdine di arresto per un commerciante, ma è all'estero
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MONTECATINI. Tra il produttore e il consumatore c'era lui: il venditore. È accusato di aver garantito nel tempo l'acquisto e lo smercio di borse Hermes contraffatte per rivenderle in Italia e all'estero, anche a più di 17mila euro, assicurando così all'organizzazione che aveva imbastito il business un canale di vendita avviato. È l'operazione "Birkin", dal nome della costosa ed esclusiva borsa firmata Hermes. All'estero. A carico del commerciante, 43 anni, di Montecatini, il gip Alessandro Moneti di Firenze ha emesso, su richiesta del pm Ettore Squillace Greco, una misura cautelare in carcere. Non è stata eseguita perché l'uomo risulta all'estero così come un altro commerciante, residente a Viareggio, accusato degli stessi reati. Gli arrestati. In tutto sono sei gli arrestati, tra carcere e domiciliari, tra i quali una famiglia di quattro persone. L'accusa è ricettazione e associazione a delinquere finalizzata alla produzione e alla commercializzazione di prodotti contraffatti. In carcere è finito il titolare di una pelletteria di Campi Bisenzio, Maurizio Covelli, 57 anni, di Lastra a Signa; agli arresti domiciliari la moglie, di Taiwan, 43 anni che aveva l'incarico di curare la produzione e la custodia delle borse false nonché tenere i rapporti con gli acquirenti esteri; il figlio 39enne che si occupava del taglio delle pelli, di reperire i materiali necessari per la produzione e di occultare le merci; la nuora, 35 anni, addetta alla produzione, conservazione e distribuzione delle borse false e a tenere i contatti sia con i fornitori sia con gli acquirenti-rivenditori. L'azienda. Tutti e quattro lavoravano, con compiti diversi, nell'impresa di famiglia - la Medford Cowell - la cui attività principale, per l'accusa, era produrre e commercializzare, spacciandole per vere, false borse a marchio Hermes. Merce che veniva poi venduta a clienti italiani e boutique in Inghilterra, Svizzera, Russia, Hong Kong e Giappone. Ci sono poi otto persone indagate: addetti all'acquisto delle materie prime (pellame pregiato di vitello, coccodrillo) o di semilavorati (minuteria metallica, come fibbie, chiusure, cerniere, lucchetti, contenitori, scatole) e alla commercializzazione dei prodotti. L'inchiesta. Le indagini, ha spiegato la Guardia di Finanza, sviluppatesi da un precedente sequestro nel gennaio scorso di un centinaio di borse Hermes Paris nella società Medford Cowell, hanno portato anche ad apporre i sigilli alla sede di Campi della concessionaria auto Aston Martin Florence, insieme ai veicoli in vendita, acquistata nel 2009 da Covelli. Sequestro anche per le quote della Sitea srl, comprata dallo stesso imprenditore, proprietaria di un fondo commerciale ad Agliana, conosciuto come area ex Tempesti, l'immobile a Campi con pellami e macchinari, 20 conti correnti e 132 borse false, per un valore stimato in 1,2 milioni di euro.
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