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Nessuna sostituzione Situazione critica al reparto ortopedia
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PESCIA. È uno dei reparti fiore all'occhiello dell'ospedale, ma, al tempo stesso, è anche un reparto che sta vivendo una situazione critica, a causa della mancanza di personale. È il caso di ortopedia, al centro dell'intervento della Cisl Funzione Pubblica: mancano gli ortopedici, perché, finora, non è stato fatto niente (e niente sembra che si stia ancora facendo) per sostituire quelli che se ne sono andati altrove. Una situazione che genera timori, nel sindacato, sulle reali strategie aziendali, come sottolineano nel loro comunicato Alessandro Bartalini della Cisl Medici e Francesco Paoli di Fp Cisl. «Non siamo nuovi - scrivono i sindacalisti - alle rimostranze per la mancata sostituzione degli ortopedici che si sono trasferiti in altri ospedali, uno dei quali a Pistoia. Giungono, tra l'altro, voci che potrebbe essere confermato il trasferimento di un altro ortopedico vincitore di concorso. Già al momento attuale la situazione è drammatica: i medici rimasti devono coprire i turni anche di chi non è stato sostituito e per garantire un minimo di servizio, unitamente al primario, si sono ridotti i periodi di ferie a loro disposizione (con vero senso di responsabilità); coprono almeno una decina di reperibilità notturne al mese e lavorano anche due domeniche di seguito. Da considerare che nel periodo estivo c'è un incremento notevole delle urgenze. La caldeggiata collaborazione aziendale tanto decantata dal direttore generale (che prevedeva lo scambio di professionisti tra i due ospedali, come per diabetologia) sembra proprio essersi trasformata in un buco nell'acqua. E qui viene da pensare se si tratta di una cattiva programmazione delle esigenze sanitarie, oppure di un silenzioso atteggiamento mirato al risparmio imposto dall'alto. Per quanto ci risulta sulla graduatoria Estav degli ortopedici la nostra azienda sanitaria non ha posto nessuna opzione. Qualora tutto ciò corrispondesse a verità sarebbe confermata la nostra tesi di voler risparmiare a ogni costo». «Una cosa è certa - continuano i sindacalisti - a certi ritmi è impossibile garantire tutte le prestazioni e necessariamente dovranno essere previsti dei tagli che in prima istanza si rifletteranno sulle attese per le visite ambulatoriali e successivamente su quelle della chirurgia di elezione. Data la cronica carenza di personale, è evidente che si passerà dal dramma alla tragedia, quano a settembre ci sarà la "riapertura" dell'attività chirurgica di elezione». E qui spunta un'ipotesi inquietante: «Sembra una strategia fatta a tavolino. Se si operano meno pazienti ci sarà meno bisogno di anestesisti e così si prendono, come dice un certo proverbio, due piccioni con una fava. Prima o poi la politica e la burocrazia saranno chiamate a rispondere alla collettività di certe scelte e di come hanno gestito le risorse pubbliche, e finalmente la parola passerà al cittadino».
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