Sicurezza
I coniugi poi avevano collaborato: sono accusati di falso e alterazione di stato civile
Volevano comprare una bambina Chiesto il processo per una coppia
Pietro Barghigiani
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Infermiere al lavoro nella nursery di un ospedale (foto darchivio) 2 MINUTI DI LETTURA
PONTE BUGGIANESE. Prima avevano cercato la scorciatoia a pagamento per adottare una bimba. Poi, resisi conto di essere finiti in un giro illegale, avevano denunciato i "venditori" di neonati collaborando con gli investigatori. Ma durante il passaggio dal sotterfugio alla legalità, una coppia di Ponte aveva registrato all'anagrafe come propria una bimba che in realtà non aveva mai visto. Ora la Procura della Repubblica di Nocera Inferiore chiede il rinvio a giudizio per i due coniugi nell'ambito dell'inchiesta "Ladri di bambini" conclusa nel marzo 2008. L'accusa per i due, lui operaio di 43 anni, lei casalinga di 39, è di falso in atto pubblico e alterazione di stato civile. Gli stessi reati per i quali è stato chiesto il processo anche di un'altra coppia (le mogli sono sorelle) residente nel Beneventano coinvolta nelle indagini che portarono all'arresto di sette persone, un'italiana ritenuta la mente dell'organizzazione e sei rom. Secondo la Procura gli aspiranti genitori avevano provato a registrare una bimba, "acquistata in fotografia", all'anagrafe del Comune di Ponte, con un attestato di nascita, risultato poi falso, proveniente dall'ospedale di Nocera Inferiore. L'adempimento andava concluso in quel Comune e non in quello di residenza. E soprattutto la bimba non era la loro figlia. La storia venne alla luce nel marzo 2008 con i sette arresti eseguiti dai carabinieri all'aeroporto di Capodichino (Napoli) con l'accusa di tratta di esseri umani, falso e alterazione di stato civile. Due bambine spacciate come gemelle, Giusy e Jessica, partorite in un campo nomadi, stavano per essere vendute dall'organizzazione alle due coppie che avevano già sborsato 32mila euro. I coniugi di Ponte avevano pagato 18mila euro per una bimba nata il 19 novembre all'ospedale di Nocera Inferiore. Dalla mediatrice italiana, Luigia Giordano, 56 anni di Corbara (Salerno), finita in cella, avevano ottenuto un attestato di nascita falsificato con il quale si sosteneva che la neonata era venuta al mondo il 19 novembre 2007. Con quel documento la coppia pontigiana aveva registrato la piccola a Nocera Inferiore e, a sua volta, il Comune campano aveva trasmesso gli atti a quello di Ponte. Tutto in regola, all'apparenza. Ma lo stato di famiglia era un falso. Dopo aver cercato di comprare una figlia che non potevano avere per vie naturali avevano collaborato con i carabinieri per far incastrare, anche con intercettazioni telefoniche, la mediatrice e, secondo l'accusa, promotrice del giro. La linea difensiva della coppia, analoga a quella del Beneventano, è sempre stata quella di presentarsi agli inquirenti come due aspiranti genitori truffati che, quando si sono accorti del raggiro, sono corsi a denunciare il mercato dei neonati.
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