Il dolore
Alla ricerca del padre disperso in guerra
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Giorgio Lavorini con una foto del padre disperso in Russia nel 1942 Viaggio della memoria in Russia per un bancario in pensione
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MASSA COZZILE. «Vado in Russia per poter raccogliere una manciata di terra, metterla in un urna, per lasciare un ricordo ai miei figli e ai nipoti e dire loro: "Questa è la terra dove è morto ed è stato sepolto vostro nonno". È il sogno che inseguo da anni». È la missione di Giorgio Lavorini, nato a Massa Cozzile nel 1941. Aveva un anno quando il padre, Armando, venne dichiarato disperso. Aggiunge: «Non ricordo mio padre, perché avevo solo undici mesi quando fu richiamato alle armi, anche lui era nato a Massa Cozzile, il 24 maggio del 1910. Mio padre fu assegnato col grado di sergente, al 54º Fanteria "Sforzesca" di Novara, nel 1º battaglione della 4º Compagnia, partì per il fronte russo il 24 giugno 1942, fu dichiarato "disperso" nei fatti d'armi di Simowskij il 12 agosto 1942. Di mio padre mi sono rimaste alcune foto e i ricordi che mi ha trasmesso mia madre». Riflette Lavorini: «Nessuno può immaginare quanto sia stata triste la mia infanzia senza la figura paterna, anche se mia madre non mi lasciava mai e cercava in tutti i modi di non farmi mancare niente. Ritrovarsi sola in un paese, con un bambino piccino, senza un lavoro anche se il parroco e i paesani in qualche modo cercavano di aiutarla. Mia madre ha dovuto sacrificarsi e lavorare tanto per farmi studiare. Lei aveva trovato lavoro alle Terme di Montecatini. Sono riuscito a prendere il diploma di ragioniere, e ho avuto la fortuna di trovare un impiego in banca, nel 1960, alla CariPrato. Insieme alla mia mamma, Dilvia Zucconi, abbiamo iniziato dal 1982 innumerevoli ricerche, purtroppo sempre senza esito. Potrà sembrare strano ma la nostra speranza, anche a distanza di così tanti anni era ancora viva e non abbiamo mai abbandonato le ricerche. Oggi che mia madre non c'è più vorrei veramente trovare un segno di dove è morto mio padre». Prima di iniziare le ricerche Lavorini e la madre si sono recati a un raduno di reduci dalla Russia che facevano parte della "Sforzesca". «Un ex militare a cui facemmo vedere la fotografia, esclamò: "Ma questo era il nostro sergente che noi chiamavamo papà. Del nostro plotone era il più anziano essendo della classe 1910, mantre i militari erano tutti del 19, 20, 21. Era il 21 agosto del 1942, eravamo in piena battaglia e in prima linea vidi tuo padre con la camicia macchiata di sangue che portava sulle spalle, il tenente ferito, andava verso l'ospedale da campo, in seguito lo rividi in prima linea a combattere. L'esercito russo era molto superiore a noi, come numero e meglio equipaggiati, arrivò l'ordine di ritirata, vidi tuo padre allontanarsi e sparire in un campo di girasoli". Questo è l'unico ricordo». L'Associazione Nazionale Bersaglieri ha organizzato un viaggio in Russia dal 23 al 31 agosto con tappe a San Pietroburgo - Mosca - Volgograd (Stalingrado) e Serafimovich, e momenti commemorativi sui luoghi degli scontri, la visita al cimitero militare del 3º e 6º Reggimento Bersaglieri, dismesso nel dicembre del 1991 e la visita ad alcuni villaggi lungo il Don, fra i quali anche Sismoskj dove sono state segnalate delle fosse comuni. Lavorini è pronto al viaggio alla ricerca di una memoria perduta: «Parto con la speranza di trovare anche solo una traccia di come è morto mio padre. Dopo aver visitato quei luoghi e cercato delle testimonianze, spero di poter chiarire il significato della parola disperso».
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