Sicurezza
Per il segretario provinciale «adotta comportamenti contrari alla linea del partito»
Abenante-Niccolai, Pd in guerra
L'ex sindaco: «Rivendico l'autonomia del gruppo in consiglio»
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PESCIA. È guerra aperta nel Pd pesciatino. Quella che fino ad alcuni mesi fa era da considerarsi una frattura adesso assomiglia più a una guerra interna combattuta con parole grosse che sono volate prima attraverso uno scambio infuocato di e-mail, poi durante l'ultimo consiglio comunale, fra il capogruppo del Pd in consiglio, Antonio Abenante e il segretario provinciale del partito, Marco Niccolai. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la richiesta da parte di quest'ultimo di inserire degli emendamenti al documento che conteneva le osservazioni del consiglio comunale da portare in Regione lunedì alla firma del protocollo d'intesa sul nuovo ospedale.
In pratica mentre durante la riunione pomeridiana di venerdì fra i vari capigruppo si era trovato il consenso su un documento con il quale si chiedeva che le richieste del Comune di Pescia divenissero garanzie all'interno dello stesso protocollo, chiedendo quindi sia a Regione che ai sindaci della Valdinievole di modificare un documento già approvato, gli emendamenti presentati prevedevano la richiesta sì di garanzie, ma da inserire nel prossimo documento, il cosiddetto accordo di programma, che dovrà seguire il protocollo d'intesa. Alla fine ha vinto Niccolai e gli emendamenti sono stati inseriti nel documento approvato poi all'unanimità nel consiglio comunale straordinario di venerdì sera. Ma le conseguenze all'interno del Pd pesciatino si sono fatte sentire. Il giorno successivo comincia lo scambio di mail. Nella prima il capogruppo Abenante definisci gli emendamenti proposti da Niccolai "ridicoli e ininfluenti". «Ora che ho fatto in modo - scrive Abenante - che tali proposte fossero accolte e che il segretario provinciale del Pd non rimanesse isolato in Consiglio comunale lo posso dire. Dico anche che è l'ultima volta! Intendo rivendicare con forza l'autonomia del gruppo consiliare e, segnatamente, sulla questione ospedale non possono esserci vincoli di partito! O c'è una linea costruita insieme a Pescia e nel partito (non altrove e poi portata nel partito) e condivisa o ognuno prenderà le proprie responsabilità». Non si fa attendere la risposta di Niccolai che accusa Abenante di agire senza rispettare le volontà espresse dal partito. «Io sono stato eletto - dice Niccolai - in una lista che si chiama Partito Democratico: questo significa che chi mi ha votato mi ha chiamato a rappresentare in consiglio comunale non me stesso ma questo partito e la sua linea politica, che rispetto all'ospedale è chiara e si è esplicitata a più livelli.
Più che autonomia, tu chiedi una totale discrezionalità. L'unica cosa, che spero sia avvenuta per l'ultima volta, è vedere che tu adotti comportamenti (come dare l'ok alla prima stesura della mozione del consiglio) che vanno chiaramente in controtendenza con gli obiettivi che il partito si è dato». A questo scambio di vedute per iscritto, troppo lungo da riportare integralmente, è poi seguito un confronto faccia a faccia fuori dalle aule del consiglio di mercoledì. E adesso che la situazione pare essere irrimediabilmente compromessa si aspettano nuovi sviluppi che potrebbero portare, ancora una volta, alla modifica dei precari equilibri politici della città di Pescia.
In pratica mentre durante la riunione pomeridiana di venerdì fra i vari capigruppo si era trovato il consenso su un documento con il quale si chiedeva che le richieste del Comune di Pescia divenissero garanzie all'interno dello stesso protocollo, chiedendo quindi sia a Regione che ai sindaci della Valdinievole di modificare un documento già approvato, gli emendamenti presentati prevedevano la richiesta sì di garanzie, ma da inserire nel prossimo documento, il cosiddetto accordo di programma, che dovrà seguire il protocollo d'intesa. Alla fine ha vinto Niccolai e gli emendamenti sono stati inseriti nel documento approvato poi all'unanimità nel consiglio comunale straordinario di venerdì sera. Ma le conseguenze all'interno del Pd pesciatino si sono fatte sentire. Il giorno successivo comincia lo scambio di mail. Nella prima il capogruppo Abenante definisci gli emendamenti proposti da Niccolai "ridicoli e ininfluenti". «Ora che ho fatto in modo - scrive Abenante - che tali proposte fossero accolte e che il segretario provinciale del Pd non rimanesse isolato in Consiglio comunale lo posso dire. Dico anche che è l'ultima volta! Intendo rivendicare con forza l'autonomia del gruppo consiliare e, segnatamente, sulla questione ospedale non possono esserci vincoli di partito! O c'è una linea costruita insieme a Pescia e nel partito (non altrove e poi portata nel partito) e condivisa o ognuno prenderà le proprie responsabilità». Non si fa attendere la risposta di Niccolai che accusa Abenante di agire senza rispettare le volontà espresse dal partito. «Io sono stato eletto - dice Niccolai - in una lista che si chiama Partito Democratico: questo significa che chi mi ha votato mi ha chiamato a rappresentare in consiglio comunale non me stesso ma questo partito e la sua linea politica, che rispetto all'ospedale è chiara e si è esplicitata a più livelli.
Più che autonomia, tu chiedi una totale discrezionalità. L'unica cosa, che spero sia avvenuta per l'ultima volta, è vedere che tu adotti comportamenti (come dare l'ok alla prima stesura della mozione del consiglio) che vanno chiaramente in controtendenza con gli obiettivi che il partito si è dato». A questo scambio di vedute per iscritto, troppo lungo da riportare integralmente, è poi seguito un confronto faccia a faccia fuori dalle aule del consiglio di mercoledì. E adesso che la situazione pare essere irrimediabilmente compromessa si aspettano nuovi sviluppi che potrebbero portare, ancora una volta, alla modifica dei precari equilibri politici della città di Pescia.
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