Sicurezza
Sangue infetto, citati ministero e Asl
Pietro Barghigiani
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Un paziente durante un trattamento di dialisi Fanno causa i familiari di un uomo morto dopo anni di epatite C
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PONTE BUGGIANESE. Morì a 39 anni dopo la dialisi in ospedale. Un tormento cui Salvo Tony Di Mauro, di Albinatico, era costretto da oltre un anno e per tre volte la settimana a causa di una trasfusione di sangue infetto praticata all'Asl di Catania. Era il 16 febbraio 2009 e da quel giorno la compagna Rosalia Lojacono e le due figlie, una appena maggiorenne e l'altra di 9 anni, non si danno pace. Per loro esiste una responsabilità di Stato per la morte del loro caro, il cui fisico venne minato in modo irreparabile il 13 maggio 1983 con quelle sacche di plasma guasto che gli avvelenarono il sangue. Per chiudere giustizia i familiari si sono affidati all'avvocato Giannitalo Papa di Montecatini che ha citato in giudizio l'Asl di Catania e il ministero della Salute. In prima battuta vengono chiesti come provvisionale 300mila euro, 100mila per ogni erede. «Esiste una giurisprudenza chiara - spiega il legale - che riconosce la richiesta danni da parte dei familiari delle vittime contagiate dall'epatite C per trasfusioni errate. E questo anche in presenza di una pensione di invalidità versata ai pazienti come nel caso dello scomparso». La prima udienza davanti al Tribunale civile di Roma si terrà il 20 dicembre. «Vogliamo dimostrare di aver diritto ai danni morali e patrimoniali per la morte di Salvo - aggiunge l'avvocato -. È vero che il suo decesso avvenne a Pescia nel 2008, ma la causa dei suoi mali ebbe origine nel 1983 all'ospedale di Catania dove, dopo un incidente, gli iniettarono sangue infetto». Fino al 1999 il giovane non presentò problemi di salute. Poi iniziarono i primi malesseri conclusi con la diagnosi paragonabile a una bomba sganciata nelle vene capace di contagiare gli organi. «Aveva preso l'epatite C per un errore commesso in ospedale - conclude il legale -. Non basta l'indennità concessa all'uomo dal ministero durante il suo calvario che non esaurisce l'obbligazione dello Stato nei suoi confronti».
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