Attenzione
Centro per anziani nell'antica villa del benefattore
Pietro Barghigiani
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Da sinistra Chiara Simi, Giusiana Marraccini, Claudio Bartolini e Giuseppe Bellandi 2 MINUTI DI LETTURA
MONTECATINI. «Una volta rimessa a posto la villa di Collodi potrebbe diventare un centro diurno per anziani». Anticipano un'eventuale futura destinazione dell'edificio appartenuto a Giuseppe Pizza e donato alla Società della salute, il presidente Giuseppe Bellandi e il direttore Claudio Bartolini. Lo fanno nel corso della conferenza stampa convocata nella sala consiliare durante la quale è stato illustrato il sostanzioso lascito testamentario da parte di un solitario imprenditore di Collodi che ha trascorso il suo ultimo anno di vita nella residenza per anziani Minghetti di Spicchio. Nella struttura sono ospitati una trentina di degenti. Le verifiche. «Ora siamo nella fase degli accertamenti sul patrimonio sia con l'amministratore di sostegno sia con il Tribunale - precisa Bellandi -. Poi valuteremo come utilizzare le risorse che andranno, come disposto dal donatore, a servizio degli anziani». L'assistenza. Spiega Bellandi: «Si deve garantire l'assistenza sanitaria, ma anche quella psicologica per accogliere gli anziani e non farli sentire un peso. Con il suo gesto Pizza ha voluto manifestare un riscontro concreto con cui viene riconosciuta la professionalità di chi segue con rispetto e amore gli ospiti nelle nostre strutture». Aggiunge Bartolini: «Pizza ci ha voluto dire che il servizio è stato buono e che gli operatori hanno saputo capirlo e comprenderlo». Uno come tanti. Quando Giuseppe Pizza è entrato alla Minghetti gli operatori non sapevano che fosse un milionario. Sì, la villa dove viveva dava il senso di un benessere, magari scemato nel tempo. Ma che avesse un patrimonio milionario l'hanno appreso quando, dopo il ricovero, l'anziano ha iniziato a dare confidenza alla sua "famiglia". «La Società della salute si prende cura degli anziani non autosufficienti - ribadisce Bartolini -. Prima pensiamo all'inserimento e a risolvere il problema della persona e poi ci occupiamo di chi deve pagare. Lo facciamo per tutti. A Montecatini, ad esempio, abbiamo sistemato con la Caritas sei famiglie senza casa. E di sicuro non ci lasceranno eredità». L'inserimento. I primi tempi nella casa per anziani non sono stati facili per il benefattore dal carattere complesso. «Quando è arrivato non sapeva gestirsi - ammette Giusiana Marraccini, responsabile della Minghetti -. Chiedeva solo latte e caffè. Era una persona chiusa e si vedeva che era abituato a stare da solo. Per fortuna abbiamo una mensa interna. Allora ci diceva in anticipo cosa voleva mangiare e glielo preparavamo. È entrato da noi e non aveva neanche la carta di identità. I ricordi a volte erano un po' offuscati. Però, ci raccontava della sua attività in Libia. Poco alla volta si è sciolto. Un giorno venne da me e disse: "Voglio fare testamento". Non pensavamo avesse tutto quel patrimonio». Altro servizio a pag. 12
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