Il Tirreno

Montecatini

Secondo l’amministrazione furono realizzate almeno venti abitazioni in più rispetto a quelle autorizzate

Al Comune gli appartamenti abusivi

Pietro Barghigiani
Il cantiere dell’ex filanda e, sotto, il giorno del sequestro da parte della polizia municipale
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Il cantiere dell’ex filanda e, sotto, il giorno del sequestro da parte della polizia municipale

Sono i 49 alloggi dell'ex filanda, ma la proprietà fa ricorso al Tar

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 PESCIA. Il privato commette l'abuso, il Comune incamera i beni costruiti senza permessi. Lo prevede la legge grazie alla quale l'amministrazione sta per diventare proprietaria di 49 appartamenti, non ancora ultimati, realizzati nell'ex filanda San Marco.  Il ricorso. I beni sono già stati acquisiti al patrimonio, ma sulla vicenda pesa il ricorso presentato dalla proprietà del complesso immobiliare con il quale viene chiesto al Tar «l'annullamento di tutti gli atti emessi dall'ente per pervenire alla demolizione di opere edilizie realizzate senza giusto titolo abitativo riguardo al complesso edilizio».  Ad appellarsi alla magistratura è la "Toscana Holding di Berti R. e C. Sas" di Pistoia e riguarda il piano di recupero del complesso edilizio in località Bareglia di via San Marco che, secondo il Comune, sarebbe stato eseguito con gravi violazioni edilizie. La giunta ha deciso di costituirsi in giudizio affidando l'incarico all'avvocato Giovanni Giovannelli.  La storia. È una vicenda che nasce nel marzo 2009 quando i vigili urbani al termine di un sopralluogo nel cantiere mettono i sigilli e contestano alla proprietà l'aumento degli appartamenti che dagli originari 29 sarebbero arrivati a 49.  Per quei 20 alloggi in più, quindi, stando alle accuse, la proprietà non avrebbe avuto il permesso di costruire. La realizzazione sarebbe stata possibile solo con una variante al piano di recupero. Passaggio urbanistico da definire in consiglio comunale che, però, non c'era stato.  Le origini. La storia del complesso edilizio parte nel 1999, quando fu presentato il piano di recupero, adottato in via definitiva nel 2000. Nel 2004 fu rilasciata l'autorizzazione (la numero 100/2003) per la costruzione di 29 appartamenti, e partirono i lavori. Quindi la proprietà presentò, in successione, due Dia (dichiarazioni di inizio attività) per aumentare il numero delle unità immobiliari: la prima nel 2005 per portare gli appartamenti da 29 a 47, la seconda nel 2007, e per la quale l'aumento degli appartamenti avrebbe dovuto essere ancor più consistente, da 29 a 83. Entrambe le pratiche furono però sospese (per essere poi definitivamente archiviate con l'atto 574 del 19 dicembre scorso 2008) dall'ufficio urbanistica: solo i 29 appartamenti previsti avrebbero potuto essere costruiti.  L'ultima parola. Spetta all'assemblea consiliare l'ultima parola sulla destinazione dei 49 appartamenti "ereditati" dal Comune per effetto degli abusi edilizi accertati dall'ente, ma respinti dalla proprietà. La decisione da prendere oscillerà tra la demolizione delle opere e il mantenimento accollandosi, però, gli oneri per la messa in sicurezza e l'ultimazione del cantiere da destinare a scopi sociali. Prima di qualunque mossa, il Comune aspetta la sentenza del Tar.  

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