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Nuova Edart, operai davanti ai cancelli per difendere il lavoro

Luca Signorini
Gli operai davanti ai cancelli della fabbrica
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Gli operai davanti ai cancelli della fabbrica

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 MASSA E COZZILE. Erano più di cento, ieri mattina, i dipendenti della Nuova Edart di Traversagna che non hanno indossato camici e guanti. Si sono ritrovati davanti alla loro azienda, a un passo dal cancello. Tutti a braccia conserte. Mentre, dall'alto, i vertici aziendali buttavano un occhio dalle finestre.  Uno sciopero civile, mesto, moderato. Un sentimento di solidarietà e vicinanza deve aver attraversato i cuori di quei 45 lavoratori (soprattutto donne) per cui la ditta ha aperto le procedure di mobilità, l'anticamera del licenziamento dopo un periodo di indennità pagata dall'Inps. E dire che la Nuova Edart, impresa specializzata nella produzione di biglietti augurali, da quelli di cartoleria alle partecipazioni di nozze, aveva qualche mese fa (a gennaio) rassicurato tutti. Il titolare, Luca Focosi, sul Tirreno era stato chiaro: «Stiamo finalmente raddirizzando la situazione, ora la continuità aziendale è garantita». E invece no. Ad aprile è arrivato «un fulmine a ciel sereno», come l'aveva definito la segreteria della Scl-Cgil: la comunicazione alla Rsu aziendale di voler ridurre di almeno un terzo l'organico che, in tutto, conta 137 dipendenti. Ed ecco la mobilità dopo due anni (dal 2009) di cassa integrazione a rotazione. E gli esuberi.  Ad essere colpiti i soggetti più deboli: neo assunti, part time, dipendenti prossimi alla pensione. Anche il Comune di Massa e Cozzile, con gli assessori Barbi, Alessandri e Ricci, aveva incontrato i rappresentanti sindacali, assicurando di «mettere in campo tutte le iniziative possibili utili a scongiurare i licenziamenti». Ma neppure questo è servito. Dopo l'annuncio della mobilità, sono trascorsi 45 giorni piuttosto intensi. La Scl-Cgil più volte ha incontrato Assindustria e la direzione della Nuova Edart e l'ultima riunione (il 9 giugno scorso) si è risolta con la firma di un «mancato accordo», quello che pesa sulle teste dei lavoratori in esubero. E ora lo sciopero.  «In questi mesi non c'è stata la minima apertura da parte dell'azienda - spiega Irene Marabos, della Scl-Cgil - la difficoltà del settore è innegabile, ma non c'è stata la volontà né di affacciarsi su altri settori di mercato né di riconvertire. Manca una prospettiva, un serio piano industriale. Quello che noi contestiamo è il voler accelerare i tempi, perché poi la ditta - continua Marabos - ha molti ammortizzatori sociali da utilizzare, ha la cassa integrazione in deroga per altri due anni». Fondamentale sarà il prossimo mese: nella trattativa si inserirà la Direzione Lavoro della Provincia che, tra qualche giorno, incontrerà gli imprenditori sperando in un dietrofront, almeno parziale. I dipendenti, intanto, si faranno sentire: annunciano nuove mobilitazioni ma non scioperi a oltranza (oggi sono di nuovo a lavoro). La protesta sarà sobria e moderata.

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