Il Tirreno

Montecatini

Una vita alle Terme

Elena Guerri
Luciana Camponi (a destra) assieme alla figlia
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Luciana Camponi (a destra) assieme alla figlia

Luciana Camponi le frequenta sin dal 1930 «Mi portò mio padre, ora vengo con la figlia»

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 MONTECATINI. Luciana Camponi, nata il 27 giugno 1922, a Civita Castellana, in provincia di Viterbo, è affezionatissima alle nostre Terme. Tutto iniziò nel 1930, quando, per la prima volta, a soli otto anni, soggiornò a Montecatini insieme alla famiglia. Suo padre, Giuseppe Camponi, commissario Fiat, aveva già sperimentato la cura idropinica nel 1921. Traendone benefici, decise di portare in vacanza anche la giovane figlia affetta da nefrite emorragica.  «Mio padre, fanatico di queste acque - ricorda la signora Luciana - mi costrinse a bere quella proveniente dalle fonti Tamerici e Torretta: i miglioramenti furono visibili sin da subito. Da allora, ogni anno, trascorro qui due settimane a giugno e due a settembre. Sono molto riconoscente a Montecatini. La amo e molti ricordi sono riconducibili alle vacanze toscane. Ho trascorso anche il mio viaggio di nozze all'hotel Romagna (oggi adibito ad abitazioni, ndr). Inoltre, nel 1991, sono stata insignita del premio fedeltà. Persino mio padre l'aveva ricevuto, nel 1971, mentre mia figlia è stata premiata quest'anno. Tre generazioni, quindi, legatissime al Terme».  E' lecito domandare cosa sia mutato dai primi anni Venti ad oggi: «Era tutta un'altra cosa - ricorda - dovevamo essere sempre molto eleganti. La clientela dei primi del Novecento era raffinata e aristocratica. Io ho avuto modo di incontrare persino l'ex sovrano di Inghilterra Edoardo VII. Certo che la Simpson era proprio brutta... I personaggi famosi erano davvero numerosi. E' difficile ricordarli tutti. A partire dagli anni Cinquanta - Sessanta i turisti del benessere aumentarono notevolmente: oggi è evidente un declino. Da un lato sono molto più numerosi i gruppi, dall'altro le famiglie sono diminuite. Noi, per arrivare qua, non avevamo neppure l'autostrada: partivamo di notte affrontando un viaggio di 8 ore. Ne valeva la pena: adoravo i fanghi delle Leopoldine, la musica dell'orchestra del Tettuccio e le operette rappresentate al Kursal. E' veramente un peccato che si sia perduta la cultura della cura termale. Negli ultimi anni, infine, ho apprezzato molto le conferenze gratuite organizzate dalle Terme».  Grazie a questa testimonianza è apparsa di nuovo una città sconosciuta alle nuove generazioni, una città di antico splendore che attende di essere nuovamente valorizzata.

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