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Montecatini

Servizio diabetologia sommerso di lavoro Troppi pochi medici

Un momento della manifestazione in difesa dell’ospedale
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Un momento della manifestazione in difesa dell’ospedale

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PESCIA. Personale ridotto ai minimi termini (e forse anche al di sotto degli stessi) e mai rimpiazzato, nuova organizzazione del lavoro e nuovo sistema di programmazione delle visite a complicare ulteriormente l'attività. È la situazione che si sta vivendo al servizio di diabetologia dell'ospedale di Pescia, un servizio in evidente sofferenza (anche dall'altro lato del Serravalle), con una preoccupazione che sempre più evidente serpeggia anche tra i pazienti. La preoccupazione è quella, in un futuro più o meno remoto, della creazione di un unico centro di diabetologia a Pistoia, lasciando solo uno sportello a Pescia. Ma, al di là di questa preoccupazione per il domani, al momento è il quadro attuale a preoccupare. A farsi sentire è soprattutto la carenza di medici. Dai sette (tra Pistoia e Pescia) di un anno fa, si è passati a 5 (anzi, per essere più esatti a 4 più uno), a fronte di un carico di lavoro che non è diminuito. Anzi.  Tutto è iniziato con il pensionamento di un medico, ancora da sostituire, cui ha fatto seguito la vicenda giudiziaria del dottor Galeone. Così il personale medico si è ridotto a cinque unità, tre dottori a Pescia e due a Pistoia. Per cercare di rimediare ai disagi una soluzione, che avrebbe dovuto essere tampone, si è rivelata quella di far fare avanti e indietro a un medico da Pescia a Pistoia. A tutto questo è seguita la decisione di nominare un primario tra i cinque medici (scelto tra uno dei due in servizio a Pistoia), e questo ha comportato incarichi diversi rispetto a quelli quotidiani per il nuovo dirigente, che per svolgere la sua funzione di primariato deve fari avanti e indietro tra Pistoia e Pescia (con situazioni a volte paradossali di un medico che da Pescia va a Pistoia mentre, contemporaneamente, il primario da Pistoia viene a Pescia).  Aggiungendo poi la necessità di ricoprire l'attività nell'ambulatorio del piede diabetico, con un medico destinato solo a questo, si capisce il carico di lavoro da sopportare.  Così, se un tempo le visite si chiudevano alle 11, liberando i medici per tutta un'altra serie di attività (verifiche per patenti, controlli sulle gravidanze e così via), adesso difficilmente si riescono a visitare tutti i pazienti prima delle 13,30. E poiché i disagi non vengono mai da soli cdi sono anche altri aspetti con cui fare i conti. Intanto anche per il servizio di diabetologia le prenotazioni passano dal Cup, il che ha comportato un dilatamento dei tempi di attesa. E se prima le visite si potevano concentrare su un singolo aspetto della patologia, rinviando a una visita successiva (in tempi che sarebbero stati brevi) controlli sugli altri ritenuti non urgenti, adesso, considerando tempi di attesa molto più lunghi, le visite devono essere il più approfondite possibile (e i loro tempi si allungano ulteriormente).  Senza considerare poi casi particolari, come i nuovi protocolli medici che impongono sempre - in caso di gravidanza - il cosiddetto esame di curva da carico. Ma il centro prelievi ora è chiuso, e quell'esame non viene fatto dalle associazioni di volontariato. Quindi l'unica soluzione è il centro di diabetologia.

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di Redazione web