Il Tirreno

Montecatini

T-Red e gare pilotate Davanti al giudice imprenditori e vigili

Pietro Barghigiani
Il T-Red a un semaforo di Larciano prima del sequestro della Finanza
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Il T-Red a un semaforo di Larciano prima del sequestro della Finanza

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 LARCIANO. Decidere se rinviare a giudizio o archiviare, ma anche se accogliere la richiesta di 225 automobilisti multati, al momento tutti lombardi, che vogliono costituirsi parte civile al processo. Si svolgerà il 16 giugno davanti al gup del Tribunale di Milano un passaggio cruciale dell'inchiesta sui semafori T-Red nella quale il pubblico ministero ha chiesto 33 rinvii a giudizio tra imprenditori, comandanti delle polizie municipali e funzionari comunali. Tra le parti offese anche la ditta che produce gli apparecchi elettronici.  L'accusa di fondo è di aver "pilotato" le gare d'appalto per piazzare i T-Red, conosciuti anche come i "vampiri rossi", sulle strade di 35 picComuni sparsi in tutta Italia, da Nord a Sud. La Valdinievole è coinvolta con Monsummano, Pieve e Larciano. Allargandosi alla Toscana ci sono anche Portoferraio, Castellina Marittima, Castelfiorentino, Lari e Certaldo.  Sotto accusa. Tra i 33 indagati per i quali la Procura ha chiesto il processo ci sono Simone Zari, 46 anni, di Larciano, socio della larcianese Centro Servizi, Giuseppe Aringhieri, 62 anni, di Lari, in pensione e all'epoca dei fatti capo dei vigili di quel Comune, il colleghi di Certaldo, Massimo Luschi, 38 anni e di Larciano, Stefano Bonaccorsi, 54 anni. Le accuse sono, a vario titolo, quelle di associazione per delinquere e turbata libertà degli incanti.  Fino al settembre 2008 avrebbero organizzato «un accordo collusivo di cartello» per «l'acquisizione di contratti» con le amministrazioni locali, grazie alla complicità dei comandanti dei vigili urbani. A questi venivano comunicate le «specifiche tecniche da inserire nel bando di gare» per orientare la scelta esclusivamente sui T-Red. Alle gare partecipavano le imprese del cartello che si erano accordate sull'offerta. Quando le buste venivano aperte non c'era che un unico vincitore e per gli automobilisti iniziava la "vampirizzazione" di soldi e punti sulla patente.  Le gare. Nella richiesta di rinvio a giudizio per l'episodio di Larciano la Procura, in riferimento a Zari e ad altri due titolari di due aziende fornitrici di sistemi T-Red, contesta «la turbativa della gara d'appalto mediante trattativa privata, in data 4 ottobre 2005, attraverso l'utilizzo di mezzi fraudolenti consistiti nel far partecipare congiuntamente alle gare le imprese a loro riferibili e accordandosi sulle offerte economiche da presentare, in collusione con Stefano Bonaccorsi, comandante della polizia locale del Comune». Sempre a carico di Zari di Raoul Cairoli, della Ci.Ti.Esse, l'accusa è di essere accordati perché «la Centro Servizi cedesse alla Ci.Ti.Esse, come in effetti avvenuto, in mancanza delle prescritte autorizzazioni, opere riguardanti l'installazione e il noleggio di apparecchiature idonee alla misurazione della velocità, denomati "Autovelox 104/C-2" nonché apparecchiature idonee per la rilevazione di infrazioni riguardanti il passaggio di mezzi con il semaforo rosso denominati T-Red».

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