Gioco
Il sindacato: intanto negli appalti dove si usano pensionati
Il contratto non viene rinnovato Cobas Lazzi in difesa di tre autisti
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Nuove polemiche sul servizio Lazzi 3 MINUTI DI LETTURA
MONTECATINI. I sindacalisti del Cobas avevano lanciato l'allarme già alcune settimane fa, all'indomani della riorganizzazione del servizio di trasporto pubblico che si traduceva in drastici tagli alnumero di corse. Tagli al servizio che, spiegavano i sindacalisti, inevitabilmente si sarebbero tradotti in tagli occupazionali. «E i primi a farne le spese - aveva aggiunto il sindacalista Cobas Alfredo Conte - saranno i più giovani, quelli con contratto a tempo determinato che, una volta scaduto, non verrà rinnovato». Un allarme che ha trovato conferma. Erano 4 i dipendenti Lazzi con contratto in scadenza: uno ha avuto il rinnovo, gli altri tre no. Sono un autista Lazzi di Montecatini, uno di Lucca e un terzo, giovane padre di due figli, di Bagni di Lucca. Una situazione che i Cobas del gruppo Lazzi, in un loro comunicato stampa, definiscono assurda, specie considerando un particolare messo in evidenza dagli stessi sindacalisti: a fronte dei contratti a tempo non rinnovati ci sarebbero casi di pensionati al lavoro («Magari anche al nero») in ditte che hanno in subappalto il servizio di trasporto pubblico locale. «Alcuni anni fa le ditte che effettuavano il trasporto pubblico locale in Provincia di Pistoia - si legge sull'intervento dei Cobas Lazzi - con l'avallo degli enti concedenti, hanno subappaltato alcune linee, cosiddette a utenza debole, ad altre piccole aziende locali riunitesi in una cooperativa, motivando l'operazione con un risparmio di spese che avrebbe consentito di poter continuare il sevizio evitandone la soppressione. Già allora avevamo avuto delle perplessità, in quanto sembrava che il risparmio chilometrico non fosse così evidente: all'ente concedente il costo a km, sia che lo facesse la ditta in concessione o che lo facesse quella in appalto, non apportava alcun risparmio se non nell'ordine dello 0,01-2%. Per gli enti concedenti il risparmio è millesimale, quasi inesistente, mentre si trasforma in guadagno per le ditte appaltanti, in quanto lo svolgono con mezzi inadatti, ma soprattutto usando molto spesso autisti in pensione o con contratti (anche verbali) al limite della regolarità». «Poi è sopraggiunta la crisi - riprende la nota sindacale - Comuni, Provincia e Regione hanno cominciato a parlare di tagli al tpl: i soldi che arrivano da Roma sono sempre meno e c'è bisogno di una drastica diminuzione di linee e di corse. La scure della Provincia comincia a picchiare: linee storiche con bacini di utenza importanti vengono ridotte a brandelli lasciando nel panico ma soprattutto a piedi decine e decine di pendolari e studenti. La ristrutturazione però, stranamente, non tocca neanche minimamente le linee che sono state assegnate in appalto: rimangono così come sono benché a suo tempo fossero state etichettate come rami secchi da tagliare». Riemerge così il rischio esuberi «finché, nonostante le rassicurazioni di tutti, per alcuni giovani autisti Lazzi non c'è più lavoro, devono stare a casa». «I perché - chiudono i Cobas - sono tanti, ma ve ne è uno che, nella sua semplicità e logica, fa urlare di rabbia: perché devono lavorare i pensionati e i giovani devono andare a casa?».
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