Il Tirreno

Montecatini

Quei nazisti perfetti vicini di casa

Quei nazisti perfetti vicini di casa

Rintracciati nelle loro abitazioni due dei tre condannati all'ergastolo

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MONSUMMANO. Uno cura per ore in camicia e bermuda il giardino di casa che sembra un campo da golf. L'altro, ex consigliere comunale, vive con la moglie in un residence per anziani e viene descritto come un devoto uomo di chiesa. Sembrano due pensionati che vivono con serenità il crepuscolo della loro esistenza. I vecchietti che, a detta di chi li conosce, farebbero la gioia di ogni vicino di casa, sono legati da un passato che ritorna: sono stati condannati, con Ernst Pistor, 90 anni, di Berlino, all'ergastolo per l'eccidio del Padule e di quella storia non vogliono sentir parlare. La vita scorre tranquilla per questi due ex nazisti che per un Tribunale italiano hanno sulla coscienza la morte di 184 persone, in maggioranza donne, vecchi e bambini.  Rintracciati. Li ha trovati e incontrati nelle loro case in Germania Niccolò Zancan, inviato del giornale "La Stampa" di Torino. Sono Johann Riss, all'epoca dei fatti sergente dell'esercito tedesco, 90 anni, residente a Kaufbeuren, a 100 km da Monaco, e Fritz Jauss, 94 anni, rintracciato a Leonberg, un sobborgo di Stoccarda. Non hanno voglia di rispondere alla stampa, soprattutto quella italiana.  Negare sempre. «Io non sono mai stato nazista - dice Riss al giornalista guardando le foto delle vittime - io non ho proprio niente da dire su questa storia. Nulla da riferire a Roma». Al suo fianco, la moglie Irene, svelando senza volerlo una versione concordata non si sa con chi, aggiunge: «Siamo stati a parlare a Monaco e ci hanno detto di non dire nulla agli italiani». La consegna del silenzio, dunque, come regola inviolabile per tenere lontani i demoni della mattanza, ma soprattutto la giustizia italiana.  Ama il giardinaggio. Jauss viene viene visto uscire di buon mattino su un'Audi metallizzata per portare la moglie a fare spese. Nel pomeriggio esercita il suo pollice verde coccolando i fiori del giardino, pulisce le piante ramo per ramo, cura gli ortaggi che porterà a tavola per cena. Nel reportage il cronista riferisce che solo dopo quattro ore con la schiena piegata nel campo rientra nella specchiata villetta da spot pubblicitario. Non stava poi così male nonostante i certificati medici inviati al Tribunale militare per giustificare le sue assenze al processo in cui è stato condannato.  I vicini increduli. I vicini restano increduli quando sentono la storia della condanna per lo sterminio avvenuto il 23 agosto 1944 nel Padule. Non ritengono possibile che Riss abbia commesso un fatto del genere, ma soprattutto la meraviglia li assale nel constatare quanto poco conoscevano l'anziano e amabile vecchietto che ha lavorato nel dopoguerra come dirigente di una ditta specializzata in macchine per scrivere. Ha avuto due figli maschi, che adesso abitano lontano: un medico e un chimico.  «Non ha mai parlato del suo passato - dice a "La Stampa" la signora Haible, nella villetta a fianco su Markgrafenstrasse - sta sempre in giardino, un tipo taciturno. Ma un giorno mi ha raccontato il suo grande cruccio: non poter più andare a sciare a Saint Moritz, come faceva fino a pochi anni fa». Il processo non deve essere stato un argomento di conversazione con i vicini.  Militare esperto. Nell'aula del Tribunale militare di Roma il pubblico ministero Marco De Paolis ha ricostruito il ruolo avuto dal sergente Riss: «Un militare di grande esperienza. Nel '44 aveva già cinque anni di anzianità di guerra in zona di operazioni, dove si era combattuto. Anche lui, fin dalla gioventù, apparteneva a varie associazioni naziste. Il suo incarico era capo equipaggio di uno di quei carri composto da otto persone, che costituivano la parte pesante del reparto esplorante».  Secondo la sentenza di primo grado, Riss è dentro al massacro. «Non sono io. E non ho nulla da dire su questa storia» ripete all'inviato indicando l'apparecchio acustico come a giustificare una sordità che non ammette altre insistenze da parte dell'interlocutore.  Uomo di chiesa. Nessuna voglia di parlare e assoluta chiusura verso la guerra anche per l'altro condannato scovato in una casa di riposo per anziani. L'ex maresciallo Fritz Jauss, ex capo meccanico alla Bosch, animato da un forte fervore religioso, ha preso parte a quella che è stata definita «una criminosa operazione militare di tipo terroristico». Apre la porta del residence e al giornalista che gli chiede conto del verdetto risponde: «Non ho niente da dire su questa storia. Per me la guerra è un argomento chiuso». Per 67 anni i due ex militari hanno rimosso l'eccidio del Padule. E anche dopo la condanna per loro quel massacro non è mai esistito. Pietro Barghigiani Altro servizio a pag. 15

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