Il Tirreno

Montecatini

Sulla sua carta è stato stampato il libro della Presidenza della Repubblica per la festa del 2 giugno

La Magnani premiata a Roma

L’ingegner Cardini (a sinistra) mostra la produzione
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L’ingegner Cardini (a sinistra) mostra la produzione

È stata inserita tra le 150 aziende che hanno fatto la storia d'Italia

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PESCIA. Centocinquanta imprese che hanno fatto la storia economica dell'Italia saranno premiate a Roma, l'8 giugno, durante le celebrazioni del 150º anniversario dell'Unità d'Italia. Tra queste, unica pistoiese, anche la cartiera Magnani, che con una storia lunga secoli è la più antica del nostro paese e che, dopo un lungo periodo di buio, adesso può guardare al futuro con un certo ottimismo. E sì che appena pochi anni fa questa storia lunga sei secoli (la produzione di carta risale a 1404) sembrava ormai al termine: nessun cliente, macchine ferme, stipendi arretrati da pagare, energia elettrica tagliata per morosità. Era il 2007. Son passati quattro anni, e l'azienda - proprio nello stesso periodo della grande crisi mondiale - è tornata a rivivere, vincendo una sfida che sembrava impossibile. Mentre altre aziende (e di tutti i settori), che fino a quel momento andavano bene, chiudevano, la Magnani, partendo da una situazione che definire difficile è eufemistico, dava occupazione e conquistava nuovi clienti.  Un mercato di nicchia il suo, certo, ma nel quale il nome Magnani è tornato a farsi sentire, con clienti prestigiosi. Tra gli ultimi, in ordine di tempo, la Treccani e anche la Presidenza della Repubblica: il libro celebrativo che sarà consegnato oggi, in occasione della festa del 2 giugno, è stato stampato su carta Magnani.  La rinascita della cartiera, rilevata da un gruppo di imprenditori guidati dall'ingegner Renzo Cardini, sta passando da due elementi, che si possono sintetizzare in altrettante parole: prodotto e strategia.  Parlare di innovazione può suonare strano riferendosi alla carta Magnani, che ha proprio nella tradizione la sua forza. Il suo è un prodotto di altissima qualità, frutto di un processo lavorativo che segue regole inalterate da secoli. Ma questo non vuol certo dire chiudere alla ricerca, anzi. Nel carnet delle produzioni è stata introdotta una nuova carta, seppur seguendo sempre gli antichi procedimenti. Una linea specifica per le belle arti, caratterizzata da una grammatura (che, semplificando al massimo dalla terminologia tecnico, si può tradurre con la parola consistenza) altissima.  Fin qui i prodotti, ma un ruolo centrale nella rinascita lo stanno rivestendo anche le strategie di mercato. La parola d'ordine, in questi casi, è "differenziazione": non concentrare più la produzione su un solo cliente (come pure è avvenuto in passato) per evitare di ritrovarsi all'improvviso - come poi in effetti era successo - senza mercato. Contando su una produzione di nicchia, e quindi su piccoli numeri assoluti, è partita la ricerca di clienti, che si è concentrata soprattutto sugli Stati Uniti. Una sorta di scommessa ragionata, nella convinzione che proprio questo mercato, il primo ad essere colpito dalla crisi mondiale, possa essere anche il primo a ripartire. Per questo la Magnani ha scelto di credere per tempo in questa possibilità e si è mobilitata per farsi trovare pronta a cogliere i frutti.  Ma c'è un altro aspetto che emerge con forza, rispetto al panorama generale offerto da molte altre realtà produttive: la parola "delocalizzazione" da queste parti è sconosciuta. Il "core business" è rimasto e vuole restare là dove è sempre stato da oltre sei secoli, nello stabilimento di Calamari (sul quale sono in corso ulteriori investimenti). C'è la volontà, insomma, di mantenere la produzione sul territorio, anche perché l'ingrediente fondamentale della qualità della produzione è rappresentato proprio dal patrimonio di conoscenze dei sui lavoratori.  Del resto la cartiera Magnani viene considerata un patrimonio di tutti. Può sembrare una frase fatta, eppure il progetto di rilancio - caso più unico che raro - ha trovato la condivisione di tutti: delle istituzioni, del sistema bancario e degli stessi sindacati. Un progetto di rilancio che, a suo tempo (nel 2007 appunto), fu scelto tra varie alternative possibili. Una scelta che oggi si sta rivelando azzeccata.

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