Il Tirreno

Montecatini

Assurde le regole adottate per assegnare gli orti sociali

Tiziana Scannella   Consigliere comunale Pdl

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 A distanza di un anno dall'annuncio, l'amministrazione comunale di Monsummano rilancia il progetto degli "orti sociali", termine quest'ultimo che lascia un po' sconcertati e scettici specie, se utilizzato per un progetto tanto ambizioso quanto contraddittorio. C'è un evidente uso improprio del termine "sociale", visto che in ambito politico ed economico lo si utilizza nel caso di tematiche per migliorare le condizioni di vita dei cittadini meno abbienti, per realizzare una maggiore perequazione tra le varie componenti di una società, e ritengo che in questo caso non vi sia ne l'uno né l'altro.  Già mesi addietro avevo mostrato perplessità sulla zona - che ricordo essere via del Terzo - in cui verranno concessi in prestito questi terreni per coltivazioni, che saranno principalmente al biossido di carbonio e di altri velenosi agenti inquinanti, tenuto conto dell'intenso traffico pesante che da anni inquina l'area, e resto ancor piùbasita leggendo i requisiti richiesti dall'amministrazione per potersi dilettare con zappa, rastrello e vanga. Il discrimine per concedere l'utilizzo del campo si individua nel fac-simile della domanda per l'assegnazione orto.  Agli orti sociali, infatti, possono accedere solo pensionati e non giovani padri di famiglia che, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, potrebbero trarne qualche vantaggio sulla spesa, oppure giovani studenti che frequentano l'istituto di agraria, cui potrebbe far comodo un'esperienza "sul campo". Inoltre non può far domanda chi abbia terreni sul territorio comunale e/o comuni limitrofi, e questo pare assurdo, anche se obiettivamente può ricollegarsi a una certa concezione del socialismo reale del vecchio Pci. Lo stesso dicasi per la richiesta di provvedere personalmente alla coltivazione, escludendo chi non può da solo quotidianamente (perché così è il lavoro nei campi) zappare o annaffiare l'appezzamento, e invece dividerebbe volentieri le mansioni con altre persone e con minor peso.  Dulcis in fundo l'accesso alla coltivazione degli orti sociali è permesso a chi non abbia riportato condanne penali per reati contro l'ambiente, e qui a mio parere sta l'errore più grande. Perché invece non considerare la possibilità di far partecipare anche chi ha commesso degli errori come forma di reinserimento, per l'appunto sociale? Volendo tirare un ritratto dell'aspirante contadino così come desunto dalla domanda vien facile pensare a Piero Pacciani, il mostro di Firenze che prediligeva gli zucchini, ma non fu mai condannato dalla giustizia per reati di tipo ambientale.

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