Il Tirreno

Montecatini

«Bene, ma non è ancora finita»

Pietro Barghigiani
Una cerimonia in ricordo dei martiri dell’eccidio
◗
Una cerimonia in ricordo dei martiri dell’eccidio

Eccidio, parla un superstite: i condannati faranno appello

3 MINUTI DI LETTURA





 MONSUMMANO. «Non è ancora finita. Faranno appello e anche per ottenere il risarcimento sarà una faccenda complicata». Quinto Malucchi, 74 anni, di Cintolese, era in aula mercoledì sera quando il Tribunale militare ha emesso il verdetto di colpevolezza per i tre ex militardi tedeschi condannandoli all'ergastolo per l'eccidio del Padule.  In solido dovrà risarcire i danni alle parti civili anche la Germania con una somma di 13,5 milioni di euro.  A fianco di Malucchi c'erano anche il sindaco Rinaldo Vanni, con fascia tricolore, e altri due parenti di vittime, Andrea Parlanti e Oriano Barni.  Alla lettura della sentenza è apparso un dolore liquido negli occhi dei sopravvissuti e dei parenti, segnati per sempre per un massacro di rara bestialità: 184 persone trucidate, in maggioranza donne, vecchi e bambini.  Giudizio tardivo. «Il processo doveva essere fatto cinquant'anni fa - riflette ad alta voce Malucchi -. Quei militari non faranno mai il carcere. Diciamo che la sentenza è una piccola giustizia per tutti quei morti innocenti».  Quel 23 agosto 1944 Quinto aveva 7 anni. Nell'eccidio perse il padre, Gino «una figura fondamentale, mi madre si ritrovò da sola a crescere sei figli e c'era una miseria nera». Lui, con altri familiari, si trovava in una capanna distante dai luoghi del rastrellamento mortale.  «Di solito i tedeschi prendevano gli uomini e li portavano a lavorare in Germania - prosegue Malucchi -. Quel giorno, invece, iniziarono a sparare e a uccidere tutti senza fare distinzioni». Al ricordo di come fu ucciso il padre la rabbia mette in disparte il dolore.  Ammazzato come una bestia. «Mio padre faceva il contadino - racconta -. Aveva scavato una buca dove teneva dei maialini. Aveva scelto quel posto per nascondersi. I tedeschi lo trovarono. Uccisero lui e salvarono gli animali». Sull'immagine di un padre di famiglia con sei figli ammazzato peggio di una bestia arriva il pianto a interrompere il ricordo.  Gli imputati si sono sempre professati innocenti sostenendo, con la produzione di certificati medici, di non essere mai stati nei luoghi della mattanza. Non si sono mai presentati in aula.  «Li avrei voluti vedere in faccia per far loro una domanda semplice: perché?»  I commenti. Sulla sentenza interviene anche il sindaco di Ponte Buggianese, nonché presidente del comitato dei martiri, Pier Luigi Galligani: «La decisione di costituirsi parte civile fu ispirata, fondamentalmente, da un profondo senso di giustizia e di dignità di fronte al sacrificio di persone inermi che furono vittime dell'eccidio, facendosi interpreti di un sentimento condiviso dalla popolazione a partire dai superstiti e dai familiari. Finalmente questa sentenza contribuisce a dare una risposta alla ricerca di verità, che in passato non si è perseguita fino in fondo, facendo giustizia dopo tanto tempo e di cui non va sottovalutato il valore storico, che prevale sugli effetti della condanna nei confronti di imputati al crepuscolo della vita».  Il sindaco di Larciano, Antonio Pappalardo esprime «si tratta di una sentenza esemplare che fa giustizia a tanti anni d'oblio e soprattutto riconosce alle famiglie delle vittime un doveroso risarcimento. Al procuratore De Paolis e all'avvocato Brancoli che ha rappresentato anche questa amministrazione va tutta la nostra riconoscenza».  Il presidente della Regione, Enrico Rossi: «Anche se i colpevoli sul banco degli imputati non finiranno in carcere ed altri, nel frattempo morti, neppure sono stati giudicati, la sentenza mette ordine nella storia ed attribuisce le giuste responsabilità. La verità è stata riaffermata».  Risarcimenti. Ai trentadue parenti delle vittime andranno da subito tre milioni e mezzo - da un minimo di 80mila a un massimo di 710mila euro a parente - e circa mezzo milione alle amministrazioni comunali, alla Regione e alla Provincia, che si erano costiuite parti civili, insieme alla Presidenza del Consiglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa