Il Tirreno

Montecatini

Alla base del contenzioso l’allontanamento con l’accusa di assenteismo nonostante avesse detto che doveva accudire il padre infermo

Ex autista chiede danni per mezzo milione

Pietro Barghigiani
Bambini mentre salgono su un pulmino
◗
Bambini mentre salgono su un pulmino

Causa legale contro il Comune dopo le sentenze di illegittimità del suo licenziamento

3 MINUTI DI LETTURA





 PONTE. Da quindici anni sopporta un calvario legale di ricorsi e sentenze iniziato con un licenziamento che il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo. E ora, in un ideale girone di ritorno nel contenzioso con il suo ex datore di lavoro, Stefano Lenzi, 69 anni, pensionato per obbligo ed esigenze alimentari, cita il Comune e chiede 500mila euro per danni morali, biologici e patrimoniali.  Assistito dall'avvocato Lorenzo Magrini, che lo ha seguito fin dall'inizio della controversia legale, Lenzi, ex autista di scuolabus, è stato protagonista di un licenziamento sul quale prima il Tar e poi il Consiglio di Stato si sono espressi dandogli ragione riconoscendo l'illegittimità del provvedimento firmato dall'amministrazione il 30 novembre 1996.  La richiesta di risarcimento è stata avanzata al Tar di Firenze, competente per le cause che hanno origine negli anni in cui prende forma il contenzioso Lenzi-Comune.  La vicenda comincia nel giugno del 1996, quando Lenzi chiede l'applicazione dei benefici previsti dalla legge (la 104 del 1992) per poter assistere il padre - portatore di handicap al 100% - di cui era affidatario. Si trattava di due ore di permesso retribuite. Il Comune, invece, gli riconosceva soltanto il beneficio di tre giorni di permesso mensili, fruibili anche a ore, nel limite delle 18 ore complessive al mese (come previsto dal contratto nazionale del pubblico impiego). A quel punto iniziò il braccio di ferro tra il dipendente e l'amministrazione. Lenzi, ritenendo di aver diritto al beneficio richiesto, ha comunicato al Comune che, a partire da una determinata data, avrebbe effettuato l'orario 8,30-12,30. Da qui una serie di provvedimenti disciplinari: prima una sanzione, poi la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per 6 giorni, quindi il licenziamento, con preavviso di 4 mesi. Licenziamento che scattò il primo aprile del 1997.  Con 36 anni di servizio Lenzi aveva i requisiti per andare in pensione. L'unica alternativa per poter tirare avanti dopo l'allontanamento dal Comune. Ma in cuor suo sapeva di avere ragione e con testarda determinazione iniziò una maratona legale che lo vide vincere al Tar e collezionare un secondo successo anche davanti al Consiglio di Stato al quale si era appellato il Comune. Per i giudici del secondo grado amministrativo non sarebbe stata seguita una gradualità nelle sanzioni prima di far scattare quella più drastica dell'interruzione del rapporto di lavoro (il provvedimento più grave preso nei suoi confronti prima del licenziamento era stata una sospensione di 6 giorni dal lavoro). Nel dispositivo si sottolineava anche un altro aspetto sostanziale: «Va anche considerato che, nella specie, l'assenza dal servizio, pur contravvenendo a una precisa disposizione di legge e di servizio, avveniva per gravi e non contestati motivi di assenza familiare (a favore del padre handicappato al 100%), a fronte dei quali nemmeno la predetta qualificazione postuma di gravità della mancanza appare fondata nel merito».  La maratona nei tribunali arriva adesso alla tappa della richiesta di risarcimento dei danni.  Il Comune si è opposto e si è affidato allo studio legale Gesmundo-Galini-Calugi di Firenze.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa