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Decesso in ospedale, si farà il processo

Un’operazione chirurgica
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Un’operazione chirurgica

Tre rinvii a giudizio per la donna morta dopo l'operazione

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 PESCIA. Si farà il processo per la morte di Rosanna Sabbatini, la donna pesciatina di 51 anni morta il 17 dicembre 2008, all'ospedale di Padova, poche ore dopo un intervento di artrodesi per l'applicazione di una placca destinata a stabilizzare la colonna vertebrale. Lo ha deciso il gup patavino Lara Fortuna, accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tre medici sollecitata dal pm Renza Cescon. Il prossimo 27 settembre, davanti al giudice Rita Bortolotti, inizierà il processo a carico del dottor Daniele Fabris Monterumici, responsabile dell'Unità di chirurgia del rachide dell'Azienda ospedaliera, e dei colleghi Sandro Costantini e Vincenzo Lo Scalzo.  L'accusa contestata è di cooperazione in omicidio colposo. La paziente, fin da bambina, era affetta da una grave forma di scoliosi: da tempo le sue condizioni erano peggiorate e riusciva a camminare a fatica, sorreggendosi su una stampella. Era stato uno specialista dell'istituto Don Gnocchi di Firenze a indicarle il centro padovano e, in particolare, il dottor Fabris. Il 16 dicembre 2008 il ricovero per sottoporsi, l'indomani, all'intervento programmato: alle 8 l'ingresso in sala operatoria.  «Uscì alle 14, i medici mi dissero che era andato tutto bene a livello ortopedico, ma c'erano state delle perdite ematiche e, per questo, le erano stati trasfusi quattro litri di sangue. Nel pomeriggio fui informato che mia madre era stata portata d'urgenza in chirurgia vascolare per un'emorragia. Venne di nuovo operata: mi informarono che era grave e in pericolo di vita. Alle 19 l'annuncio che era morta» aveva ricordato il figlio, Giancarlo Fassino, il giorno dopo la tragedia. Fu la stessa direzione sanitaria a trasmettere una segnalazione in procura. Il pm Cescon ordinò un'autopsia affidata dal professor Raffaele Giorgetti dell'Istituto di medicina legale di Ancona.  La perizia evidenziò che, nella zona lombo-sacrale, l'arteria ipogastrica destra (il vaso sanguigno che deriva dall'arteria iliaca comune) era stata perforata da una vite fuoriuscita dall'osso di tre millimetri e mezzo durante la manovra di fissaggio. E che, in quel punto, si era verificata l'emorragia risultata fatale per Rosanna nonostante un secondo disperato intervento. Sul banco degli imputati sono finiti i chirurghi che eseguirono la prima operazione: Fabris, il primo operatore, Costantini e Lo Scalzo, rispettivamente secondo e terzo operatore. C.G.

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