Il dolore
Ricorsi al Tar del Copit contro Provincia e Comune di Montecatini
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Fianco a fianco hanno presentato il nuovo servizio di trasporto pubblico ridotto per i tagli al fondo nazionale, con i tagli alle linee in vigore dal 9 maggio. Ma l'assessore provinciale Carlo Cardelli e il presidente del Copit Luciano Del Santo dovranno presto trovarsi su posizioni opposte di fronte ai giudici del Tar. Del Santo nelle vesti di accusatore, Cardelli costretto a difendersi.
Oggetto del contendere, le 4 delibere con cui la Provincia, a cavallo tra 2010 e 2011, ha obbligato il Copit a continuare il servizio di trasporto anche a contratto scaduto. Quelle delibere (10 giugno e 30 dicembre 2010, 27 gennaio, 23 febbraio e 29 marzo 2011), la Provincia le ha prese perché il contratto di servizio in virtù del quale Blubus (cioè l'alleanza Copit-Lazzi) curava i trasporti pubblici in provincia era scaduto a giugno 2010. Ma nel frattempo gli autobus dovevano andare: di qui i ripetuti "atti impositivi" decisi dalla Provincia.
Fino all'ultimo, quello attuale, che dovrebbe condurre il sistema fino alla fine del 2011, quando la Regione dovrebbe essere pronta con la nuova maxi-gara unica regionale. Tutte queste delibere Blubus le ha impugnate di fronte al Tar, ritenendole illegittime. Sul banco degli imputati anche il Comune di Montecatini. Cosa contesta il Copit? Di essere stato obbligato a far viaggiare i suoi autobus quando il contratto era ormai scaduto? No, perché l'eventualità è prevista da un regolamento europeo, il 1.370 del 2007. «Il problema - spiega il presidente del Copit Luciano Del Santo - è il corrispettivo che ci viene riconosciuto per questo servizio e che non tiene assolutamente conto dell'andamento dei costi che dobbiamo sostenere».
Questo è anche il motivo per cui di fronte al Tar Blubus non ha chiamato il Comune di Pistoia ma la Provincia e il Comune di Montecatini. Entrambi, infatti, hanno utilizzato lo stesso criterio per definire il compenso spettante a Blubus, un criterio che si basa sui corrispettivi storici del servizio e che quindi - secondo l'azienda - ingloba la sistematica sottvalutazione dei costi che c'è stata in tutti questi anni. Il Comune di Pistoia, viceversa, ha utilizzato un computo dei costi reali con cui l'azienda ha a che fare. «La differenza - rivela Del Santo - è sostanziosa». Di qui la decisione di ricorrere al Tar. Attualmente sono 5 i ricorsi. Si spera di riuscire a discutere almeno il primo entro la fine dell'anno.
Oggetto del contendere, le 4 delibere con cui la Provincia, a cavallo tra 2010 e 2011, ha obbligato il Copit a continuare il servizio di trasporto anche a contratto scaduto. Quelle delibere (10 giugno e 30 dicembre 2010, 27 gennaio, 23 febbraio e 29 marzo 2011), la Provincia le ha prese perché il contratto di servizio in virtù del quale Blubus (cioè l'alleanza Copit-Lazzi) curava i trasporti pubblici in provincia era scaduto a giugno 2010. Ma nel frattempo gli autobus dovevano andare: di qui i ripetuti "atti impositivi" decisi dalla Provincia.
Fino all'ultimo, quello attuale, che dovrebbe condurre il sistema fino alla fine del 2011, quando la Regione dovrebbe essere pronta con la nuova maxi-gara unica regionale. Tutte queste delibere Blubus le ha impugnate di fronte al Tar, ritenendole illegittime. Sul banco degli imputati anche il Comune di Montecatini. Cosa contesta il Copit? Di essere stato obbligato a far viaggiare i suoi autobus quando il contratto era ormai scaduto? No, perché l'eventualità è prevista da un regolamento europeo, il 1.370 del 2007. «Il problema - spiega il presidente del Copit Luciano Del Santo - è il corrispettivo che ci viene riconosciuto per questo servizio e che non tiene assolutamente conto dell'andamento dei costi che dobbiamo sostenere».
Questo è anche il motivo per cui di fronte al Tar Blubus non ha chiamato il Comune di Pistoia ma la Provincia e il Comune di Montecatini. Entrambi, infatti, hanno utilizzato lo stesso criterio per definire il compenso spettante a Blubus, un criterio che si basa sui corrispettivi storici del servizio e che quindi - secondo l'azienda - ingloba la sistematica sottvalutazione dei costi che c'è stata in tutti questi anni. Il Comune di Pistoia, viceversa, ha utilizzato un computo dei costi reali con cui l'azienda ha a che fare. «La differenza - rivela Del Santo - è sostanziosa». Di qui la decisione di ricorrere al Tar. Attualmente sono 5 i ricorsi. Si spera di riuscire a discutere almeno il primo entro la fine dell'anno.
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