Il Tirreno

Montecatini

Cure doc, premio all'ospedale

Francesca Maltagliati
Al centro il dottor Franco Giuntoli, con colleghi e dirigenti
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Al centro il dottor Franco Giuntoli, con colleghi e dirigenti

Certificazione di qualità per l'area funzionale medica

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 PESCIA. L'area funzionale medica dell'ospedale ottiene una certificazione di qualità per la gestione dei suoi percorsi clinico-assistenziali secondo il modello dell'intensità di cura. Si tratta del primo presidio ospedaliero toscano ad ottenere tale risultato.  E questo grazie al grande impegno che tutto lo staff direzionale, medico e infermieristico ha messo, dal 2008 ad oggi, per sviluppare un genere di modello sanitario, quello appunto per intensità cura, che si sta sviluppando in tutta la regione e che rappresenta il nuovo modo con cui le aziende ospedaliere si approcciano ai propri utenti.  La consegna del certificato è avvenuta ieri all'interno del nosocomio pesciatino, alla presenza del direttore generale dell'Asl, Alessandro Scarafuggi, del direttore sanitario, Silvia Briani, del direttore dell'ospedale, Elisabetta Cortesi, del responsabile dell'area funzionale medica, Franco Giuntoli e del direttore della Sds, Claudio Bartolini. A consegnare la certificazione è stato il dottor Paolo Tondi, rappresentante del Bureau Veritas, l'istituto internazionale che ha appunto valutato e riconosciuto la qualità del modello attuato dall'area funzionale medica dell'ospedale di Pescia. Ma cos'è il modello per intensità di cura? In pratica è una nuova organizzazione dell'ospedale che prevede non più la classica divisione per reparti, ma in base all'intensità delle cure necessarie al paziente o, si potrebbe anche dire, alla gravità delle condizioni.  Questo nuovo modello è stato ritenuto più efficiente perché in grado di rispondere meglio alle esigenze dell'utenza. Lo dimostrano i risultati raggiunti dall'ospedale di Pescia.  L'attuazione di questi diversi percorsi diagnostici terapeutici e assistenziali ha per esempio permesso nel 2010 di dimezzare le complicanze dell'ictus cerebrale rispetto all'anno precedente. Anche la mortalità legata a questa patologia, una delle più frequenti cause di invalidità nei paesi occidentali, risulta essere più bassa rispetto a quella che è la media regionale. Ma i risultati ottenuti riguardano anche l'efficienza nell'assistenza in Day Hospital, il Day Service, i percorsi assistenziali nei pazienti affetti da emorragia digestiva e insufficienza respiratoria.  «Questo è per noi - ha commentato Scarafuggi - un momento di grande soddisfazione. Quando si parla di sanità c'è sempre bisogno di confrontarsi e di misurarsi, ma non lo si può fare solo al proprio interno. Per questo, prendendo esempio dai paesi anglosassoni, abbiamo scelto di essere valutati da un organismo terzo e indipendente che ci ha reso questa certificazione di qualità».

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