La manifestazione
Il paese ricorda Don Bruno
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Don Bruno Battaglini Un mese fa l'addio al parroco di Albinatico
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PONTE BUGGIANESE. Oggi ricorre il trigesimo della scomparsa di uno dei sacerdoti di don Bruno Battaglini, parroco di Albinatico e canonico della cattedrale di Pescia. Per l'occasione alle 10,30 nella chiesa di Albinatico, sarà celebrata la messa di suffragio preceduta dalla recita del santo rosario. A ricordare la sua figura è Carlo Pellegrini: «Don Bruno o Rettore, come da tutti veniva semplicemente chiamato, ricevette la consacrazione sacerdotale il 18 maggio 1940, a 25 anni. Era nato a Pieve a Nievole il 3 maggio 1915. Inviato Cappellano a Castellare di Pescia vi rimase fino alla primavera del 1947 quando, il 7 maggio, prese possesso della Parrocchia di Albinatico, e il 3 luglio successivo ne fu investito ufficialmente. Nel cinquantesimo anniversario di ministero pastorale ad Albinatico don Bruno annotò: "Il vescovo mi aveva scelto come parroco di Albinatico e la prossima domenica dovevo essere là per esercitare subito il mio ministero. Il giorno dopo c'erano subito anche i ragazzi per la dottrina. I primi anni furono molto difficili; prima di tutto per superare tante incomprensioni e anche difficoltà economiche, ma feci presto conoscenza con alcuni che erano favorevoli alla parrocchia. Anche qui la Divina Provvidenza mi venne presto in aiuto. Le buone persone sono sempre dappertutto. C'era qualche buona donna che quando veniva a messa andava in cucina a vedere se mancava il pane. Un anno dopo l'altro tutto è stato presto superato e direi quasi che quelli che una volta erano lontani dal parroco, ora sono i più vicini. Ringrazio sempre il Signore perché ora tutti mi vogliono bene". Queste note del suo diario, semplici nella forma e profonde nella sostanza, sono l'espressione autentica di una genuina e ricca personalità sacerdotale». «Don Bruno - continua Pellegrini - è stato un vero uomo di Dio, il sacerdote "al modo di Melchisedek", un pastore mite e responsabile, un fratello maggiore umilissimo e ligio al suo vescovo e al magistero del romano Pontefice. Al tempo stesso è stata una persona meravigliosamente umana dedita sempre alla preghiera. Era facile incontrarlo, anche alla guida della sua piccola auto, con la sua fedele corona del rosario tra le mani. Mantenne una sobrietà eccezionale all'interno di un mondo fatto di piccole cose, di piccole conquiste quotidiane: era pago soltanto di testimoniare il Vangelo. La sua vita è stata una perenne evangelizzazione concreta. Non può passare inosservato il sostegno profuso a vantaggio dell'Unitalsi diocesana, alle missioni. E nemmeno non può rimanere sotto silenzio le visite agli ammalati, l'accurata attenzione alla liturgia e soprattutto l'apertura del suo cuore generoso a tutti. La canonica era la casa di ogni essere umano. Don Bruno è sempre stato sempre presente per tutti. Era effettivamente il prete "buono" come sostenuto da numerosi fedeli. In realtà, don Bruno conosceva troppo bene le problematiche interiori ed esteriori connesse alla nostra natura e soprattutto alla nostra condizione di esseri umani. Per questa ragione non poteva sottrarsi a testimoniare Cristo perché "Egli è infatti la nostra pace, egli è venuto ad annunziare pace". Il suo encomiabile apostolato fu perennemente accompagnato dalla "preoccupazione costante - come scrive il vescovo Giovanni De Vivo - per la vita religiosa, per la fede, per la centralità di Gesù nella vita dei suoi parrocchiani, per la devozione alla Madonna". Non ricordiamo in don Bruno momenti di sconforto o di scoraggiamento, se non negli ultimi tempi quando l'infermità non gli consentiva più di compiere il proprio ufficio pastorale. Però ha celebrato l'eucarestia finché le sue forze glielo hanno consentito». «La sua parola incoraggiava, aggregava e, dopo aver scambiato qualche parola con lui, sentivamo scaturire dal cuore le espressioni del beato Giovanni Paolo II: "Non abbiate paura. Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo". Un sacerdote di siffatta statura poteva suscitare solo affetto, ammirazione e rispetto da parte di tutti. A 30 giorni dalla sua ascesa alla casa del Padre desideriamo accreditarlo alla memoria dei posteri con le parole attribuite a Sant'Agostino che espresse nella dolorosa scomparsa della diletta madre Santa Monica: "Signore non ti chiedo perché ce l'hai tolta ma ti ringrazio perché ce l'hai data"».
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