Proteste
Una donna aveva comprato un Rolex da migliaia di euro senza che la commessa le chiedesse i documenti
Accetta carta rubata, deve risarcire
Pietro Barghigiani
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Carte di credito: gli esercenti devono accertarsi dellidentità di chi le usa Gioielliere condannato a rimborsare la titolare della tessera magnetica
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MONTECATINI. I tratti distinti e i modi gentili non bastano per evitare di chiedere i documenti quando un cliente mostra la carta di credito per pagare la merce. E nemmeno è sufficiente dare un'occhiata alla firma dello scontrino per vedere se coincide con quella riportata sul retro della tessera magnetica. In caso di acquisto, senza controlli, con una carta rubata è il commerciante che deve risarcire l'ignaro titolare del conto su cui viene addebitato lo shopping truffaldino. Lo ha stabilito il tribunale civile di Lucca con una sentenza, giudice Beatrice Simona Giunti, con la quale ha condannato la ditta "Fratelli Chiocchetti" di Frediano Chiocchetti (avvocato Ermindo Tucci) in via Fillungo nel centro storico, a pagare 3.750 euro a una signora residente a Pescia (avvocati Riccardo Guidi e Claudio Del Rosso) con la cui carta di credito venne concluso l'acquisto illecito. Shopping. È il 28 marzo 2003 quando la Carta Sì Oro sparisce e nello stesso giorno utilizzata da una donna nella gioielleria Chiocchetti. Accompagnata da un uomo più giovane, la cliente dopo aver chiesto di vedere alcuni orologi decide di comprare un Rolex modello base in acciaio al prezzo di 3.750 euro. La commessa prende la carta, la inserisce nel pos e il terminale emette lo scontrino. Poi controlla la firma sulla ricevuta e quella sul retro della tessera. «Nell'esaminare le due firme non mi sono sorti sospetti, né sospetti mi davano le persone - fa mettere a verbale la dipendente -. La signora era distinta ed elegante». La scoperta. La titolare si accorge della spariazione e quando il 15 del mese successivo arriva l'addebito sul conto va alla polizia e disconosce la firma sulla ricevuta della transazione. Poi decide di fare causa alla gioielleria a cui imputa il mancato controllo dei documenti dell'acquirente che si è comprata il Rolex con i suoi soldi. L'identità. Scrive il giudice: «L'esercente, in caso di dubbio, è tenuto ad accertare l'identità del titolare mediante idonei documenti di identificazione, provvedendo ad annotare gli estremi sull'ordine di pagamento». Per il tribunale i «meri comportamenti dell'acquirente, il suo aspetto esteriore o le condizioni di vendita» non possono fugare il dubbio di avere davanti una persona diversa dall'intestatario della carta di credito. Quella donna era la prima volta che entrava nella gioielleria e, quindi, non era conosciuta. E anche controllare le firme su scontrino e tessera serve a poco. Annota il giudice: «Chi utilizza illecitamente una carta di credito, se è persona di qualche avvedutezza criminale, ben difficilmente dà adito a sospetti e se è dotato di buona abilità può essere in grado di imitare in breve tempo una firma riproducendola in modo non grossolano». Mai fidarsi delle apparenze.
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