Sicurezza
Nella sentenza vengono riconosciuti responsabili di alcuni reati ma non puniti per i tempi lunghi del processo
Ricorso contro la prescrizione
Pietro Barghigiani
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I carabinieri in Comune nel giorno del blitz per Appaltopoli Caso Appaltopoli: Svenjak, Tommei e Mugnai vogliono un'assoluzione piena
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MONTECATINI. Vogliono un'assoluzione piena nel merito e rifiutano una sentenza che con la formula del non luogo a procedere per prescrizione lascia, comunque, un'ombra sul loro operato di pubblici ufficiali nella vicenda di Appaltopoli. L'ingegnere Edoardo Svenjak, ex dirigente dell'ufficio tecnico, assistito dall'avvocato Claudio Casciani e i geometri Sergio Tommei (avvocato Fabio Pizzo) e Piero Mugnai (avvocati Alice Pucci e Samuel Stampigli) faranno ricorso in appello per ottenere una sentenza che li assolva per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste come accaduto per altre imputazioni da cui sono stati scagionati. Hanno 45 giorni di tempo dalla notifica delle motivazioni. «Aspetto le motivazioni e poi farò appello - esordisce l'ingegner Svenjak - ancora sospeso dal servizio -. Non ritengo di aver commesso un reato telefonando a Zavagli, a gara conclusa, per comunicargli l'aggiudicazione dell'appalto per i rifiuti. Voglio un'assoluzione completa». Non è solo una questione di principio quella che anima i dipendenti che vogliono uscire da Appaltopoli cancellando ogni dubbio. Da un lato prevale il desiderio di ristabilire un'immagine di correttezza e dall'altro l'opportunità prevista dalla legge di farsi rimborsare le spese legali. Solo che la giurisprudenza non fissa il risarcimento in caso di assoluzioni per prescrizioni. Per Svenjak e Tommei i reati prescritti sono due. Per l'ingegnere si tratta della telefonata a Oliviero Zavagli per la quale il collegio giudicante ha configuato la rivelazione del segreto d'ufficio. Tommei, invece, tacendo in una gara, di cui era membro della commissione giudicatrice, il fatto che una ditta fosse controllata da Zavagli, che per il tribunale non avrebbe potuto avere la titolarità di aziende, avrebbe commesso il reato di turbativa d'asta. Infine, sono tre gli episodi addebitati a Mugnai per i quali il collegio giudicante, pur accertando la responsabilità dell'imputato, lo ha assolto: il concorso nella sostituzione delle buste con le offerte durante una gara poi vinta dalla Giubileo: la rivelazione del segreto d'ufficio a favore di Zavagli e la corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio per aver dato le piantine delle serre comunali (11 euro di valore) a un ispettore dell'Arpat che aveva avvertito Zavagli di un esposto contro di lui. L'ex dirigente Svenjak è ancora sospeso dal servizio e percepisce un terzo dello stipendio. «Non capisco il silenzio dell'amministrazione - afferma -. A giugno scadono i 5 anni previsti dalla legge come termine massimo per la sospensione. Nel frattempo nessuno si fa vivo per reintegrarmi in organico. Avevano detto che avrebbero atteso le motivazioni. Ora ci sono, ma la situazione di stallo resta identica al periodo precedente la sentenza di assoluzione».
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