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Olio, sos dei produttori sul prezzo «Il venduto copre la metà dei costi»

Eugenio Fagnoni
L’olio locale non è più redditizio per i produttori
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L’olio locale non è più redditizio per i produttori

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PESCIA. Un sos sull'olivicoltura toscana viene lanciato dalla Cia Regionale che - con una nota del suo presidente Giordano Pascucci evidenzia come «il reddito dei produttori è a picco, poiché per ogni litro di olio venduto manca almeno il 50% per coprire i costi di produzione».  La Cia chiede quindi di «attivare subito un tavolo regionale della filiera olivicola per definire nuove strategie ed azioni per il rilancio del settore olivicolo toscano».  Un chiaro segnale di allarme arriva dal capitolo reddito degli olivicoltori, sempre più a rischio per un progressivo calo dei prezzi di vendita dell'olio, che per il prodotto Igp Toscano ha raggiunto la cifra di 4 e 4,5 euro al kg che vuol dire abbandono degli oliveti dal momento che una soglia di sopravvivenza per i produttori è di almeno 8 e 9 euro al kg. Insomma - al momento attuale - per ogni litro di olio venduto, al produttore manca almeno il 50% per coprire i costi di produzione.  Il presidente indica, in proposito, queste azioni concrete: «Servono strategia ed innovazione, ma anche investimenti ed una migliore organizzazione della filiera e poi rilancio della promozione, ricerca e marketing, tracciabilità e certificazione della qualità». Abbiamo sentito l'opinione dei diretti interessati locali. Riccardo Petrelli, presidente del Frantoio Pam di Campiglio nel Montalbano con 1212 soci conferitori, conferma le difficoltà di mercato: «All'ingrosso il prezzo è questo. Abbiamo venduto una partita di 50 q al prezzo indicato dalla Cia Toscana, per evitare degli stock di magazzino. Ma c'è da dire che il calo del prezzo risente della crisi generale, ma anche dal fatto che queste sono le dinamiche di mercato. Oggi dalla Spagna arrivano cisterne di olio ad un prezzo di 1,80 centesimi di euro e 2 euro, secondo le caratteristiche del prodotto. Olio pronto per essere imbottigliato e venduto. C'è poi sul mercato olio di qualità che viene dall'Australia e dal Sudafrica. Sono d'accordo sul tavolo di filiera, per stabilire - unitamente alle pubbliche istituzioni - quale olivicoltura toscana vogliamo: se vogliamo una olivicoltura intensiva che dia grandi produzioni, allora bisogna rinnovare i nostri oliveti che sono obsoleti; invece se vogliamo una olivicoltura che sia anche tutela e bellezza del paesaggio, allora debbono intervenire le pubbliche istituzioni, perché con questi prezzi di mercato non ce la facciamo». La situazione di crisi nera e di voglia di abbandonare viene ribadita da Roberto Mastrodicasa, che fa assistenza tecnica per conto dell'Unione Agricoltori. «Questi prezzi - dice - ammazzano i piccoli e medi produttori che hanno un raccolto di 4 o 5 q.li annui. Ne ho sentiti tanti che mi assicurano di lasciare in produzione solo gli olivi che servono per il consumo familiare ed abbandonare gli altri. Il prezzo basso di 4 o 5 euro al litro è insopportabile; infatti, per compensare un litro di Igp Toscano dovrebbe essere almeno di 12 euro al litro. Il prezzo non remunerativo, la burocrazia ed i controlli asfissianti, portano a questa voglia di gettare la spugna».

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