Il Tirreno

Montecatini

Peculato, chiusa l'indagine su Galeone

Pietro Barghigiani
Il diabetologo Francesco Galeone
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Il diabetologo Francesco Galeone

Il dirigente Asl accusato di vendere ai pazienti i misuratori della glicemia

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 PESCIA. Chiusa in tempi record l'inchiesta sul dirigente del servizio di diabetologia del Cosma e Damiano, Francesco Galeone, accusato di peculato e messo agli arresti domiciliari.  Il sostituto procuratore Giuseppe Grieco ha depositato l'avviso di conclusione delle indagini considerando terminate le verifiche avviate dall'estate scorsa dopo la denuncia di un 'infermiera che lavorava con il professionista e che adesso è in servizio in un altro ospedale. La difesa ha ora venti giorni di tempo per presentare memorie, chiedere ulteriori accertamenti o avanzare istanze di nuovi interrogatori. Dopo di che il titolare dell'inchiesta potrà chiedere il rinvio a giudizio o l'archiviazione per il professionista indagato.  Le accuse. L'accusa nei confronti del medico è di aver intascato somme variabili dai 10 ai 50 euro per consegnare i reflettometri, gli apparecchi utilizzati dai diabetici per misurare la glicemia. Il dottor Francesco Galeone, 62 anni, residente a Lucca, è stato arrestato l'8 aprile scorso. Quando la Procura della Repubblica si è resa conto che il medico stava cercando di avvicinare alcune persone già sentite nel corso delle indagini è andata oltre la prima richiesta di proibirgli l'ingresso nel territorio pesciatino e ha chiesto e ottenuto la misura cautelare degli arresti domiciliari per il rischio di inquinamento delle prove. Il 4 aprile il dirigente, nel frattempo sospeso dal servizio, era comparso davanti al gip Roberto Tredici che lo aveva voluto sentire prima di decidere sul divieto di entrare a Pescia formalizzato dalla Procura. I contatti del medico con alcuni testi hanno, però, spinto il giudice delle indagini preliminari a firmare una misura cautelare più forte rispetto al provvedimento iniziale auspicato dalla Procura.  Le indagini. La denuncia dell'infermiera risale all'estate scorsa. La donna si presenta al commissariato di Montecatini e racconta una serie di episodi che compongono un quadro accusatorio per sostenere il quale gli agenti iniziano a cercare riscontri. Sono decine le persone sentite tra il personale Asl e i pazienti e, stando a quello che emergerebbe dagli atti, la maggioranza avrebbe riferito della prassi in uso nella stanza del medico circostanziata dall'infermiera. Al paziente che segnalava la rottura o la mancanza del reflettometro, Galeone rispondeva con la fornitura dell'apparecchio tra quelli consegnati dai rappresentanti con la dicitura "Campione gratuito - vietata la vendita". In cambio, per la Procura, riceveva soldi. Le verifiche sono risalite almeno fino al 2008, trovando persone che avrebbero confermato di aver dato denaro a Galeone. Le dazioni si fermano alla fine del 2010 e non risulterebbero altre richieste per il 2011. Ma gli inquirenti non escludono che la consuetudine fosse precedente al periodo preso in esame.  La difesa. Assistito dal professor Tullio Padovani e dall'avvocato Francesco Marenghi, Galeone ha sempre sostenuto che i soldi per i misuratori erano spontanee offerte dei pazienti da lui non richieste. E che le somme servivano per l'Associazione diabetici della Valdinievole che, però, ha smentito la paternità di raccolte di fondi a suo nome.

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