Finanza
Domenica shopping a rischio
David Meccoli
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Luisella Brotini (Cgil) e il discount Dico di piazza Italia Parte il volantinaggio della Cgil contro le aperture
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MONTECATINI. Tutti contro le decisioni del Comune sulle aperture e chiusure dei negozi il 1º maggio. Da una parte i sindacati confermano uno sciopero del commercio (e ricordano all'assessore Tosi che da mesi attendono di firmare l'accordo d'area) per l'apertura consentita in centro; dall'altra insorgono gli esercenti di Mezzomiglio costretti a stare chiusi: «Un'incredibile discriminazione, senza preavviso, a pochi giorni dalla festività». La città si fa in 4. Montecatini è stata suddivisa in quattro aree per ciò che concerne le aperture nei giorni festivi. Il Primo maggio i negozi potranno stare aperti in centro e a Montecatini Alto, ma non nelle cosiddette "aree commerciali consolidate", ovvero il prolungamento a est e a ovest dei corsi Matteotti e Roma fino, rispettivamente, al confine con Pieve e all'Esselunga. Sciopero. Ma lo shopping è a serio rischio. I sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno proclamato per domenica uno sciopero a livello regionale che investe tutto il comparto del commercio «in tutti i Comuni della Toscana che hanno deciso unilateralmente di violare le norme vigenti in materia di codice del commercio regionale» in quanto non si è tenuto conto «di alcune festività civili e religiose». La Filcams farà da oggi un volantinaggio nei negozi del centro e ha convocato un'assemblea per domani («È grave che l'amministrazione non trovi il coraggio di chiudere in tutta la città per una festa dall'alto valore come il 1º maggio», dice Luisella Brotini); la Fisascat sta già avvertendo tutti i propri associati. A quando la firma? La protesta del sindacato non si ferma allo sciopero. «Stiamo aspettando da dicembre - spiega Luisella Brotini - che il Comune di Montecatini, in quanto capofila in Valdinievole, ci mandi una copia dell'accordo d'area da firmare. La legge, infatti, dice che in mancanza di questo, le aperture festive sono regolate, temporaneamente in quanto non concertate, da ordinanze dei singoli Comuni. Ma queste sono da noi accettate solo in attesa di un accordo d'area: cosa aspetta ancora l'assessore Tosi?» Discriminati. È così che si sentono i negozianti delle aree commerciali consolidate, escluse dalle aperture del 1º maggio. «Sono infuriato - dice Maurizio Stefanelli, titolare del discount Dico di piazza Italia - in quanto mi ero organizzato chiudendo per Pasqua e Pasquetta sapendo di poter restare aperto domenica e invece ora mi ritrovo con questa ordinanza che si riduce agli ultimi giorni per dirci quando possiamo stare aperti e quando no. Che senso ha? Perché la Conad, che è a 200 metri, potrà aprire e noi no?» «È una decisione indecente - affonda il colpo Sauro Zannelli, del negozio di calzature Elleffe di Mezzomiglio, con 37 anni di storia - e così la pensano anche i miei dipendenti. La nostra clientela viene spesso da fuori città e tutti credono di trovarci aperti. Ogni anno, il Primo maggio, che è una data di passaggio di stagione, vendiamo centinaia di paia di scarpe. Per noi è un danno fortissimo. Siamo tutti commercianti: che senso ha fare discriminazioni?» A qualche decina di metri c'è un altro punto vendita storico, le confezioni Brizzi, aperte dal 1950. «È una storia - dice Andrea Brizzi - che ha dell'incredibile. Nessuno ci ha avvertito, nessuno ci ha coinvolto e a pochi giorni ci dicono che dobbiamo stare chiusi. Così si danno vantaggi a chi, in centro, apre e poi chiude dopo pochi mesi, invece di tutelare aziende storiche anche come la nostra».
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