Sicurezza
L’intervento. Parla un collega
Misure sproporzionate verso il dottor Galeone
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Il dottor Galeone non è un "delinquente". Lo conosco da 20 anni e per 11 ci ho lavorato fianco a fianco, ma non ho mai notato aspetti degni di una "personalità criminale". Se davvero è avvenuto ciò che si è letto sui giornali saremo infatti di fronte a una situazione simile a quella di una signora benestante, abituata a offrirsi soggiorni in eleganti Spa e disposta anche ad acquistare costose confezioni della quasi inutile "crema per le rughe", e che poi, quando è in un grande magazzino, non può fare a meno di mettersi in tasca un rossetto da pochi euro. Sicuramente, a rigor di termini, la signora in questione avrà commesso un "furto", così come pure il dottor Galeone avrà anche commesso "peculato", ma il linciaggio mediatico a indagini ancora in corso e le misure cautelari disposte sembrerebbero un tantino "pesanti". Quegli "arresti domiciliari", disposti per il diabetologo dell'ospedale di Pescia, sono gli stessi inflitti, quasi contemporaneamente, a quel prefetto che avrebbe estorto favori sessuali in cambio di promesse di lavoro, agli pseudo-promotori finanziari che fanno sparire i risparmi di una vita a pensionati e povera gente, e a qualcuno dei componenti di "cricche" e "consorterie" varie che hanno sperperato fiumi di denaro pubblico, spesso lucrando sulle disgrazie delle persone. Proviamo a ricostruire la vicenda con le notizie apparse sui giornali. Ci viene detto che sono state ascoltate dagli inquirenti oltre quaranta persone, esageriamo a cinquanta e facciamo finta che siano tutti pazienti a cui siano state vendute con l'inganno non una, ma due "macchinette per la glicemia": totale cento macchinette. I media hanno fatto trapelare che l'indagato, per tali apparecchi, chiedesse somme variabili da 10 a 50 euro, prendiamo il massimo: 50 moltiplicato 100 macchinette uguale 5mila euro distribuiti, stando alle indiscrezioni, nell'arco temporale 2008-2011 pari a 39 mesi: questo fa la bellezza di 128,2 euro al mese. Attenzione però con questo non voglio essere frainteso: non intendo assolutamente ridimensionare la censura morale del comportamento in esame, né l'eventuale rilevanza penale. Ma, facendo ricorso al buon senso, riterrei che siamo più probabilmente di fronte a una "devianza comportamentale" più che a una "comportamentalità criminale", per cui rimango stupito da un tale rigore. Forse tutto ciò deriva anche dal particolare "accanimento" ormai diffuso nei confronti della "categoria medica" che, nel nostro Paese, dopo il presidente del consiglio, è tra i "bersagli" preferiti. Se però, al di là di queste obiezioni, si volesse sostenere che, in Toscana, si realizza il massimo rigore riguardo alla questione sanità e legalità e chi sbaglia paga, talvolta anche in anticipo, mi domando: se il dottor Galeone viene sospeso (senza stipendio?) e messo agli arresti domiciliari, nei confronti dei presunti responsabili (e dei loro referenti politici) della "voragine" dell'Asl di Massa, che ha polverizzato centinaia di milioni dei cittadini, mettendo a rischio le risorse per l'assistenza sanitaria di tutta la regione, quale provvedimento andrà assunto? Come minimo per loro andrebbero riaperte le miniere delle colline metallifere. Invece, se non ricordo male, sono tutti a piede libero e quasi tutti al proprio posto, anche quel dottore che in questi giorni ha cominciato a fare pesanti ammissioni ai magistrati mi pare non essere sottoposto a particolari provvedimenti coercitivi. Eppure sostiene che, coi soldi sottratti alla salute dei cittadini, ci facesse la "bella vita" in Italia e in Serbia quando ci si recava a caccia. Giuseppe Fiore Aiuto Diabetologia ospedale di Pescia Segretario provinciale "La destra"
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