Italia
Isabel, la pista della donna killer
Pietro Barghigiani
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Isabel Cristina Macarthy, la prostituta brasiliana di 47 anni uccisa a coltellate nel suo appartamento in viale Marconi A destra la polizia scientifica all’interno e fuori dall’abitazioneLa polizia lavora alla tesi di un delitto al femminile nel giro della prostituzione
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MONTECATINI. Le ultime speranze sono riposte nelle analisi di laboratorio. Quello che gli inquirenti si aspettano da microscopi e provette, se fornite dei giusti elementi da mettere sotto la lente, è un possibile aggancio capace di condurli a circoscrivere almeno una rosa di nomi per dare un'identità all'assassinio di Isabel Cristina Macarthy, la prostituta brasiliana di 47 anni uccisa a coltellate nella sua abitazione in viale Marconi 66 il pomeriggio del 19 aprile 2008. È un "Cold case", un caso freddo secondo la dizione scientifica delle fiction Usa quando dopo un lungo periodo di tempo un omicidio resta irrisolto. Ma per la questura non è un caso chiuso. Coordinate dal sostituto procuratore, Francesco Sottosanti e dirette dal capo della squadra mobile, Antonio Fusco, le indagini sulla morte di Isabel non sono archiviate. I punti fermi. A distanza di tre anni dall'assassinio ci sono una certezza e un nuovo spunto investigativo: la pista del delitto passionale per mano di un cliente o di un amante respinto non ha portato a sbocchi significativi; non viene esclusa l'ipotesi che a colpire a morte Isabel possa essere stata una donna animata da vendetta o gelosia, sempre nell'ambito del mondo della prostituzione. Corpo scoperto tardi. La scoperta del cadavere la sera del 20 aprile, intorno alle 22,30, a più di 24 ore dall'omicidio, collocato in una fascia oraria che va dalle 16,30 alle 17 del giorno prima, non ha aiutato gli inquirenti a partire con uno sprint di quelli che fanno dire agli investigatori più navigati che le prime 24 ore sono fondamentali per scoprire l'assassino. Di qui le difficoltà che hanno messo piombo nelle ali dell'inchiesta. Test dna per 200. In questura sono passati circa 200 uomini, tutti clienti della squillo brasiliana. Nessuno si è sottratto al test del dna. Una prima trance di una trentina di persone era già stata verificata nei giorni successivi al fatto di sangue. In seguito la polizia aveva acquisito i tabulati delle telefonate fatte o ricevute da Isabel nei sei mesi precedenti l'omicidio. Erano chiamate partite o arrivate sul telefono fisso o sui vari cellulari di cui disponeva la prostituta che reclutava i suoi clienti anche con le inserzioni sui giornali. L'attenzione della squadra mobile si è concentrata su chi aveva avuto almeno due, tre contatti telefonici con Isabel. A quel punto il gruppo dei 170 clienti è stato convocato, in più fasi, in questura e invitato a mettere a disposizione il proprio dna. Pista passionale abbandonata. Le comparazioni tra il dna dei clienti individuati attraverso le telefonate e quello repertato dalla scientifica nella camera da letto e in casa della squillo hanno fornito un esito negativo. Tra alibi inattaccabili e dna non corrispondenti, la pista del cliente che si trasforma in assassino non ha dato linfa all'inchiesta. Non sono arrivati riscontri all'ipotesi iniziale del delitto d'impeto scatenato dalla reazione della donna o innescato dalla momentanea furia omicida del partner occasionale. Donna assassina? Abbandonato il terreno del cliente killer, la polizia ha preso in esame l'ipotesi che a uccidere Isabel potrebbe essere stata una donna. Un delitto maturato nell'ambiente della prostituzione e alimentato da invidie e interessi economici, quelli che muovono i protagonisti del sesso a pagamento e il sottobosco che vi gravita attorno. Nella cassetta di sicurezza intestata alla squillo gli agenti trovarono circa 70mila euro che vennero inviati al figlio in Brasile. Anche se non più giovanissima la donna aveva un suo giro consolidato che le faceva fare la pendolare in treno da Prato, dove viveva, a Montecatini, dove aveva intenzione di stabilirsi in modo definitivo. La lotta. Stesa sul letto, seminuda in un abbigliamento naturale per chi fa la prostituta in casa, Isabel venne raggiunta da più fendenti sferrati al collo. Non morì subito. Tentò di difendersi e le ferite da taglio sulle braccia ne furono la dimostrazione. L'autopsia stabilì che oltre a sgozzarla l'assassino o l'assassina l'aveva ferita anche in altre parti del corpo, fino a colpirla persino a un polpaccio. Le urla di Isabel non vennero ascoltate dai vicini. Con le sue tracce evidenti e infinitesimali da tempo la scena del crimine viene interrogata dalla scientifica per capire se su quel letto di morte sia stata una donna a massacrare Isabel.
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