Italia
«Lascialfari non deve risarcire il Comune»
Gabriele Firmani
Corte dei conti, l'avvocato Giovannelli: «I reati sono prescritti»
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PESCIA. Totale proscioglimento per l'ex dirigente dell'Urbanistica, Giuseppe Lascialfari dall'accusa di aver arrecato danni erariali al Comune. È la richiesta avanzata davanti alla Corte dei conti dall'avvocato, Giovanni Giovannelli per inammissibilità e improponibilità della domanda giudiziale. Facendo riferimento ai contenuti della legge 102/2009, che circoscrive la possibilità di risarcimento per danni d'immagine, soltanto ai casi di condanna definitiva per reati contro la pubblica amministrazione, l'avvocato Giovannelli, ha invocato il totale proscioglimento dalle accuse, per il suo assistito, nei cui confronti, pende, da parte della magistratura contabile, anche un'altra richiesta di danni erariali pari a un ammontare complessivo di 1 milione e 200 mila euro. Al geometra viene infatti chiesto di rispondere in prima persona per la stipula di un contratto di consulenza, risalente al 10 dicembre 2001 e dal valore di 46 mila 481 euro (90 milioni di vecchie lire), attivato con il Dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Pisa: a seguito di precedenti eventi calamitosi che colpirono alcune aree della città di Pescia, nel mese di novembre del 2000, l'amministrazione disponeva la perimetrazione delle stesse zone colpite da frane e allagamenti, compito che Lascialfari decise di commissionare all'ateneo pisano. Condotta, che però, secondo la procura regionale della Corte dei conti avrebbe prodotto un danno erariale di 78mila euro. «Si tratta di un'imputazione - spiega Giovannelli - già prescritta dalla VI Sezione penale della Corte di Cassazione: proprio dalla sentenza della Suprema Corte è possibile verificare di come si sia davanti a una totale inesistenza di dolo per cui non può essere richiesto a fini di risarcimento alcun danno erariale, né tanto meno alcun danno di immagine». Dai trenta ai sessanta giorni occorreranno adesso prima di un pronunciamento a riguardo della Corte dei Conti regionale: la pubblica accusa ha infatti richiesto di rinviare gli atti del procedimento direttamente alla Corte Costituzionale perché possa così essere sciolta l'ammissibilità o meno della richiesta della difesa.
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