Il dolore
Don Mario si appella al senso civico e cristiano della città e chiede anche maggior rispetto per la basilica
Basta con le elemosine davanti alla chiesa
Simona Peselli
◗
Alcune nomadi stazionano nei dintorni della Basilica Il parroco di Santa Maria ammonisce: «Bisogna trovare un lavoro a questa gente»
2 MINUTI DI LETTURA
MONTECATINI. «Basta con le elemosine agli stranieri, così si fa solo il loro male. I fedeli si impegnino piuttosto a trovargli un posto di lavoro». Il monito arriva diretto e senza giri di parole da don Mario Avella, parroco della Basilica di Santa Maria Assunta. «Lo so che c'è crisi e manca il lavoro anche agli italiani. Ma non è dando un euro che si può risolvere il problema di zingari e accattoni fuori dalla Chiesa. Bisogna cercare di inserirli, di far capire loro che ci può essere un 'alternativa». Uno scopo di vita come cambiamento. I fedeli cerchino di "adottare" queste persone proponendo loro un lavoro di integrazione. E' una società che non è educata ad accogliere questa diversità. I Rom vengono considerate persone scomode, che sarebbe meglio tornassero a casa loro. Piazza del Popolo è un luogo di "lavoro" appetibile per loro, che soprattutto la domenica approfittano della presenza dei fedeli per chiedere l'elemosina. Sono quesi sempre i forestieri a darle e così, inconsapevolmente, incentivano questo circolo vizioso. «Ho parlato spesso anche con la rom più anziana, che in qualche modo li rappresenta, per convincerla a smettere e a pensare che il denaro va guadagnato - aggiunge Don Mario - bisogna aiutarli a recuperare la loro dignità. Ma anche alla mensa non gli danno il pasto, perché dicono che i Rom creano confusione, portano scompiglio, pretendono cibi particolari. Ma di fondo manca la pazienza di educarli e di stargli dietro». Ci vorrebbe un mediatore culturale, una figura che si prenda la briga di aiutarli e fargli capire che il denaro va guadagnato lavorando, come fanno i genitori con i propri figli. Ma non è solo la condizione dei Rom a preoccupare il parroco. «Vanno riaperti i bagni pubblici della piazza - chiede Don Mario - perché il sagrato della Chiesa e le siepi sono diventati il bagno all'aperto non solo di zingari, ma anche di persone che lavorano in piazza. Ci vorrebbe da parte di tutti maggiore rispetto nei confronti della Chiesa, sia come istituzione che come struttura». La situazione non è delle più incoraggianti, ma il parroco non si perde d'animo. «Non sono cinico e non penso come tanti che non c'è nulla da fare con gli zingari - conclude Don Mario - se ci impegniamo tutti a farli uscire dal loro stato di emarginazione qualcosa può cambiare. Abbiamo a modello Spagna e Francia dove migliaia di rumeni sono riusciti ad inserirsi nel mondo del lavoro. Fermare questo cambio generazionale di nomadi che si scambiano il posto di lavoro dell'accattonaggio, come se si trattasse di un qualsiasi posto in fabbrica, è un nostro dovere civico e cattolico».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
