Il Tirreno

Montecatini

«La giunta insegue una bufala»

Giovanna La Porta
In alto: il sindaco Severi e i banchi della giunta nell’estate del 2007, ai tempi del dibattito sull’Ad Fortunati
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In alto: il sindaco Severi e i banchi della giunta nell’estate del 2007, ai tempi del dibattito sull’Ad Fortunati

Dimissioni di Fortunati: Lapenna (Pdl) non crede alla possibilità di ricorsi

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 MONTECATINI. «Solo una becera lotta politica». Così Alberto Lapenna, capogruppo del Pdl, definisce la strada intrapresa dalla componente del Pd dell'amministrazione comunale, intenzionata a rivalersi contro coloro che, in qualche modo, nel 2007 potrebbero aver contribuito a spingere Nicola Fortunati, ex amministratore delegato e direttore generale delle Terme Spa, a rassegnare le dimissioni per giusta causa. Il punto verrà discusso in giunta sulla base del dispositivo pronunciato il 28 dicembre 2010 dal giudice del lavoro di Pistoia, Giuseppe De Marzo. Verrà esaminata la linea della segreteria del Partito democratico, che vuole anche capire se esiste lo spazio per provare che anche il contratto sottoscritto da Fortunati ha danneggiato la società.  Per il Pd conteneva riconoscimenti esagerati e le conseguenze vengono ora pagate con l'indennizzo degli arretrati. De Marzo ha ritenuto «irrilevante l'individuazione di chi abbia predisposto il testo contrattuale». Ma c'è chi sostiene che quella del tribunale del lavoro non sarebbe la sede giusta per definire questioni legate alla genesi di un contratto. Di fatto, De Marzo ha condannato le Terme Spa a corrispondere all'ex amministratore la somma di 621 mila 533 euro.  Lapenna, il giudice ha rigettato l'istanza di Fortunati sulla presunta diffamazione e danno dell'immagine. Ma il Pd, adesso, vuole ravvisare eventuali responsabilità amministrative e politiche nella "destabilizzazione societaria" seguita alle dimissioni dell'ad.  «E' una bufala. Non esistono estremi in tal senso. Soprattutto, la giunta non è competente sulla questione. Se mai, può spettare alla Corte dei Conti. Mi meraviglio di certe uscite, frutto di una lotta politica becera. Riguardo alla eventuale diffamazione, il giudice non ha ravvisato denigrazioni di alcun tipo. La linea del Pd, quindi, non regge».  Per De Marzo non è degna di nota l'individuazione di chi abbia predisposto il testo contrattuale esaminato, dato che con la sottoscrizione ha assunto la titolarità del rapporto e delle conseguenti obbligazioni.  «Esatto. Il dibattito che animò per settimane la città aveva un carattere esclusivamente politico. Non spettava al consiglio comunale fare determinate scelte. Fu analizzata la questione politicamente».  Ma il Pdl presentò una mozione con la quale chiedeva al sindaco di attivarsi per sollecitare le dimissioni dell'Ad. Lei, riferendosi al contratto, affermò che era meglio pagare ora che proseguire su una strada che poteva rivelarsi più onerosa.  «Sinceramente, è passato del tempo (4 anni, ndr) e non ricordo il contenuto degli interventi. Prima di fare commenti vorrei rileggere gli articoli».  La data è quella del 2 agosto 2007: il centrodestra, allora in maggioranza in consiglio, chiese le dimissioni dell'ad Fortunati con una mozione rafforzata il giorno seguente da una conferenza stampa. «Viste le risultanze del bilancio 2006 - recitava il testo illustrato dal capogruppo Maurizio Galligani - il consiglio ringrazia il Cda per il lavoro svolto ma esprime un giudizio negativo sull'operato dell'amministratore delegato e invita il sindaco a chiederne le dimissioni».  Raffaele Lenzi, assessore al termalismo, dichiarò: «L'ad è paralizzato dalla paura di fare scelte, forse in settori a lui non congeniali. Servono risultati e tutte le forze politiche devono aiutare il Cda».  Lapenna, allora vice sindaco, commentò: «Il ct di una squadra, se sbaglia, viene rimosso. Pagheremo quello che dobbiamo pagare, sempre meglio che insistere in questa direzione. Ci costerebbe di più».

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