Finanza
Colpita da emorragia dopo il parto
Malore a casa, il marito: «L'Asl spieghi perché è stata dimessa»
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MONTECATINI. Ha rischiato di morire ad appena sette giorni dalla nascita di sua figlia. È accaduto ad una giovane madre di Montecatini, soccorsa alle 3 di mattina dal marito svegliato dalle urla della donna. È stato necessario l'intervento dei sanitari per fronteggiare una copiosa emorragia. Dopo due giorni in rianimazione ora si trova in corsia e a breve verrà dimessa. Lo choc non è stato ancora superato, soprattutto se la donna ripensa a cosa ha rischiato e quanto è stata vicina a non farcela. I familiari chiederanno una relazione scritta all'Asl per capire e avere risposte sui tempi delle dimissioni dall'ospedale di Pescia dopo il parto. Operaia, 31 anni, residente a Nievole, la donna è stata trasportata all'ospedale del Ceppo di Pistoia dai soccorritori della Misericordia di Pieve allertati dal 118 che ha mandato sul posto anche l'automedica, «Sembrava un film dell'orrore - racconta il marito -. Mi sono svegliato alle 3 con mia moglie che gridava. Nella camera da letto c'era anche la bambina. Per fortuna la Misericordia è arrivata subito. L'Asl ci deve dire cosa è successo e perché mia moglie è stata dimessa dall'ospedale». Giunti in pochi minuti nell'abitazione di Nievole e tempestivi nell'affrontare una perdita di sangue quantificata in circa due litri, i volontari della Misericordia di Pieve hanno trasferito la donna al Ceppo. Durante la corsa in ambulanza il medico del 118 ha allertato l'ospedale pistoiese spiegando bene la gravità delle condizioni della neo mamma che è stata operata d'urgenza e poi ricoverata in rianimazione per le successive 48 ore. Un'atonia uterina, dovuta ad una mancata contrazione delle pareti uterine nella fase post partum, sarebbe la causa riscontrata dai medici pistoiesi. Un'eventualità di solito prevenuta dalle strutture sanitarie con la somministrazione, per via endovenosa, di ossitocina. «Mia moglie ora sta bene, ma restano gli interrogativi sulle cure ricevute a Pescia - conclude il marito -. Siamo dubbiosi sui controlli avvenuti durante le dimissioni che ci sono apparse alquanto affrettate e per questo ci devono dare una risposta».
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