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Ecco perché "Appaltopoli" non fu associazione a delinquere. Le motivazioni della sentenza

Ecco perché "Appaltopoli" non fu associazione a delinquere. Le motivazioni della sentenza

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Si incontravano per parlare di affari e stringere accordi di settore a livello di linee guida da seguire nell'ambito delle gare pubbliche. Niente a che vedere con una pianificazione studiata a tavolino di ribassi, partecipazioni o esclusioni compiacenti per non dare fastidio all'impresa amica. Come nacque e naufragò "Appaltopoli" è scritto nelle 161 pagine delle motivazioni depositate in cancelleria dal collegio giudicante, che il 20 dicembre scorso assolse 32 imputati e condannò Oliviero Zavagli e Paolo Parlanti. Nell'articolata disamina alla base della sentenza i giudici fissano con chiarezza anche gli episodi, su cui indagarono carabinieri e Forestale, per i quali i tempi lunghi del processo hanno portato alla prescrizione. Almeno una decina di imputati, alcuni dei quali anche a tre giorni dal verdetto, hanno evitato la condanna. L'associazione a delinquere per turbare le aste non sarebbe stata costituita. Gli incontri promossi dagli imprenditori, spesso nella sede dell'Associazione Industriali, erano mirati più a difendere la capacità di vincere le gare contro le intromissioni di ditte esterne che non a far collimare le offerte e le aree di influenza delle aziende.

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