Sicurezza
LA LETTERA
Un maresciallo dei carabinieri è diventato come un secondo papà
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Il luogotenente dei carabinieri Biagio DErrico 3 MINUTI DI LETTURA
Ecco il testo della lettera inviata al Tirreno dalla giovane vittima dell'estorsione. Ovviamente non è firmata, per rispettare la privacy di questa sfortunata protagonista di una brutta storia con lieto fine. Sono stati giorni difficili e ancora mi chiedo se il peggio è passato o deve ancora venire. Rimprovero me stessa ogni minuto che passa per l'egoismo che ho avuto. Non mi bastava avere tanti adulatori, essere bella per me; non mi bastavano l'affetto di mamma e papà, della mia famiglia. Non mi accontentavo della stima dei colleghi sul lavoro, la soddisfazione che avevo quando mi guardavo alle spalle e vedevo con quanta fatica mi ero costruita, conquistata, quel tutto che ti sembra sempre poco, che ti sembra sempre niente. Perché funziona così: quando davanti c'è uno spiraglio che luccica di più, quello che hai diventa piccolo, quasi ridicolo. E non pensi che possa essere solo un abbaglio. Volevo il mio riscatto per quando da ragazzina andavo in giro e mi sentivo urlare dietro apprezzamenti poco carini per la mia poca avvenenza. E non mi sono accorta che io, il mio riscatto, ce l'avevo già: i miei amici, la mia famiglia, il mio lavoro, la voglia di sorridere e di riempire ogni giornata con tante emozioni positive. Così mi sono fatta prendere dalla vanità alimentata da "lui" con le sue frasi adulatrici. Purtroppo, però, la situazione non si è evoluta come credevo, e il riscatto che volevo si è ben presto tramutato in... ricatto. Vivevo ogni giorno nell'angoscia e nel tormento: ogni volta che entravo su internet, ogni volta che il telefono squillava. Avevo perso e vivevo nel pentimento giorno e notte perché alla fine avevo agito d'istinto, io che di solito sono attenta e intransigente su tutto. Avevo paura di deludere chi mi voleva bene, paura di perdere lavoro, amicizie, stima delle persone che mi conoscono. Avevo paura di rimanere sola. E lui questo lo sapeva ed era su questo che faceva leva. Al comando dei Carabinieri ho trovato un... "secondo papà". Per come ha saputo ascoltarmi, comprendermi e mettermi a mio agio. Il maresciallo Biagio d'Errico ha una capacità empatica straordinaria: ci sono state volte in cui riusciva anche a farmi ironizzare sulla vicenda. A me, che la voglia di sorridere l'avevo persa. Spesso giudichiamo le forze dell'ordine come delle "seccature", tipo quando ci arrabbiamo perché ci fanno la multa. Però capisci quanto importante siano loro quando gli altri sbagliano con te e tu vuoi giustizia. Li giudichiamo senza pensare che loro sono come noi: sono padri, sono figli, sono ragzzi che la domenica vorrebbero guardarsi la partita e invece lavorano per noi. Sono genitori che vorrebbero stare di più con i loro figli e invece vanno a lavorare per salvaguardare noi e rimediare ai pasticci che facciamo. Lavorano per noi. Mi ritengo fortunata perché questa vicenda ha confermato i miei valori, mi ha insegnato molte cose. Ma soprattutto per aver trovato persone umane e comprensive come il maresciallo e come tutti i ragazzi della squadra che durante l'operazione mi facevano sentire al sicuro, così come mi sento ora. Spesso il loro lavoro viene sminuito: "facile fare la multa", "facile mettere le manette". Beh, il difficile è infondere fiducia, mettere il sorriso e rinunciare a tante cose per salvaguardarci. Credo di aver capito l'insegnamento proprio ieri notte, quando ho visto cadere una stella e benché conduca una vita normalissima, faccia due lavori e non sia la Schiffer, mi son resa conto di non avere desideri da esprimere.
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