Il Tirreno

Montecatini

Peculato, Galeone ai domiciliari

Pietro Barghigiani
Il dottor Francesco Galeone e l’ingresso dell’ospedale di Pescia
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Il dottor Francesco Galeone e l’ingresso dell’ospedale di Pescia

L'arresto notificato in ospedale: avrebbe cercato di inquinare le prove

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 PESCIA. Quando la Procura della repubblica si è resa conto che l'indagato stava cercando di avvicinare alcune persone già sentite nel corso delle indagini è andata oltre la prima richiesta di sospensione dal servizio e ha chiesto la misura cautelare degli arresti domiciliari.  Il provvedimento è stato accolto dal gip Roberto Tredici ed eseguito nella tarda mattinata di ieri dagli agenti della polizia di Montecatini.  Arrestato. Accusato di aver cercato di inquinare le prove nell'inchiesta in cui è indagato per peculato, il dottor Francesco Galeone, 62 anni, residente a Lucca, responsabile del servizio di diabetologia al Ss Cosma e Damiano, è finito ai domiciliari con il divieto di comunicare con l'esterno.  Lunedì il medico era stato sentito dal gip nell'ambito degli accertamenti condotti dal sostituto procuratore, Giuseppe Grieco che per il dirigente in un primo tempo aveva chiesto la sospensione dal servizio. Nel frattempo, stando agli elementi raccolti dagli investigatori del commissariato, Galeone si sarebbe mosso per conto suo con l'obiettivo di contattare chi era stato sentito durante le indagini. Di qui la richiesta di aggravare la misura cautelare.  L'indagine. È l'estate del 2010 quando al commissariato di via Puccini arriva la denuncia di quello che da anni succederebbe al Cosma e Damiano nel servizio diretto dal dottor Galeone. L'accusa nei confronti del medico è di intascare somme variabili dai 10 ai 50 euro per consegnare i reflettometri, gli apparecchi utilizzati dai diabetici per misurare la glicemia. Non ci sarebbe stato un tariffario preciso.  La polizia inizia sottotraccia una verifica all'interno dell'ospedale sentendo sia il personale che i pazienti. Da quello che emergerebbe dagli atti la maggioranza delle persone ascoltate dagli investigatori riferisce della prassi in uso nella stanza del medico. Al paziente che segnala la rottura o la mancanza del reflettometro, Galeone risponde con la fornitura dell'apparecchio tra quelli consegnati dai rappresentanti con la dicitura "Campione gratuito - vietata la vendita".  In cambio, stando all'accusa, chiede soldi. I riscontri del commissariato, da gennaio guidato dalla dottoressa Marina D'Anna, sono andati a ritroso nel tempo, almeno fino al 2008, trovando persone che avrebbero confermato di aver dato denaro a Galeone. Le dazioni si fermano alla fine del 2010 e non risulterebbero altre richieste per il 2011. Ma gli inquirenti non escludono che la consuetudine fosse precedente al periodo preso in esame. Nell'indagine non sono state utilizzate intercettazioni telefoniche o ambientali. Ci sono le dichiarazioni, una decina in tutto, di pazienti e operatori sanitari nei verbali che hanno portato alla misura degli arresti domiciliari.  La difesa. Il dottor Galeone, assistito dal professor Tullio Padovani e dall'avvocato Francesco Marenghi, prima al nostro giornale e poi nell'interrogatorio di lunedì scorso davanti al gip, ha sempre sostenuto che i soldi per i misuratori della glicemia erano spontanee offerte dei pazienti da lui non richieste. E che le somme servivano per l'associazione diabetici della Valdinievole che, però, ha smentito la paternità di raccolte di fondi a suo nome.

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