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Festeggiato in classe dai compagni il ragazzo uscito dal coma

Pietro Barghigiani
Festeggiato in classe dai compagni il ragazzo uscito dal coma

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Lo hanno accolto come un trionfatore. E lui, battezzato "Fratello orso" per la sua indole taciturna, si è sciolto in sorrisi e abbracci. Andrei Podar, 16 anni, romeno di Pieve iscritto alla media Pasquini di Margine Coperta, è tornato a scuola. Lo volevano salutare i compagni di classe che gli sono sempre stati vicini dal giorno in cui un aneurisma cerebrale lo ha mandato in coma.

Era il 23 febbraio e pensare che in due mesi e mezzo Andrei si muova e parli senza problemi fa venire gli occhi lucidi alla mamma e alle insegnanti che con i ragazzi gli avevano preparato una piccola festa. Nell'atrio addobbato con palloncini tricolori e viola, il colore della Fiorentina, la squadra per cui tifa, Andrei entra verso le 10,30.

È un tripudio di applausi e grida. In tuta, cappellino viola in testa, capello rasato, lo studente e calciatore nelle giovanili del Monsummano, viene avvolto dall'entusiasmo di decine di ragazzi. Vince la timidezza e ricambia i saluti. Poi viene "scortato" nell'aula della terza F, la sua classe. Al posto della cattedra ci sono i pasticcini. Sulla lavagna compare la scritta "Viva Reccia!", altro soprannome, firmato "your 3ª F". I compagni e le compagne gli corrono incontro e lo abbracciano.

«Ehi, non ve ne approfittate troppo» è lo scherzoso richiamo di una insegnante alle ragazze che non si staccano da "Fratello orso". L'"assedio" si interrompe per le foto ricordo. Gli amici vogliono sapere e lo travolgono di domande. Andrei risponde gentile e con voce pacata.

«È bellissimo essere accolto in questo modo - esordisce -. Li ringrazio tutti per quello che hanno fatto. Sinceramente me lo aspettavo. Sapevo che mi erano stati vicini fin dall'inizio». Era stata della classe l'idea di chiedere al campione della Fiorentina Mutu di incontrare Andrei.

La visita, favorita anche dal nostro giornale, si era svolta a Careggi dove il bomber viola era andato anche per donare al giovane calciatore la sua maglia numero dieci. Che ieri il baby giocatore ha indossato in classe con l'orgoglio del fan che mostra il suo trofeo più prezioso.

«Quanta emozione per l'incontro con Mutu - racconta lo studente -. Mi ha promesso che quando la Fiorentina ospiterà la Juve (domenica 17 aprile, ndr) mi farà assistere alla partita a bordo campo».

Della mattina in cui si sentì male il ragazzo non ha memoria. «Non mi ricordo niente - dice -. Mi sono alzato e poi mi sono ritrovato in un letto d'ospedale». Mercoledì Andrei è tornato a casa dopo aver passato un paio di settimane in un centro riabilitativo a Volterra. A Careggi è stato operato due volte alla testa con risultati eccellenti.

Mamma Adriana guarda suo figlio, quasi conteso dai compagni di classe che si coccolano l'amico ritrovato, e le si inumidiscono gli occhi. «I medici l'hanno detto spesso - ricorda -. È stato un miracolo. Da una parte la giovane età, dall'altra il fatto di praticare sport, hanno significato molto per il pieno recupero di Andrei. Ora sta bene. Deve fare solo un po' di riabilitazione. Se penso a quei ragazzi che erano a Volterra anche da due anni per lo stesso problema di mio figlio devo proprio dire che è stato miracolato».

Ai primi di maggio Andrei tornerà in classe, anche se lui vorrebbe anticipare il rientro. Ha voglia di riprendersi la sua vita di studente con la naturale preoccupazione per l'esame a giugno. E anche il fronte sportivo, con tempi più dilatati, lo vedrà di nuovo protagonista. «I medici dicono che dopo l'estate potrà tornare a giocare - spiega la mamma -. Ma per un po' di tempo dovrà indossare un caschetto protettivo». Come quello che usa Chivu, un altro campione che arriva dalla Romania.

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