Il Tirreno

Montecatini

Per Antonio Pappalardo gli amministratori sono lasciati da soli in prima linea e il suo non è un caso isolato

«Preoccupato per la mia famiglia»

Il sindaco di Larciano Antonio Pappalardo e la sua Fiat Punto colpita da una fucilata
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Il sindaco di Larciano Antonio Pappalardo e la sua Fiat Punto colpita da una fucilata

Il sindaco di Larciano racconta le angosce dopo la fucilata alla sua auto

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LARCIANO. «È un esempio dell'imbarbarimento sociale cui stiamo andando incontro»: il sindaco Antonio Pappalardo commenta così quanto gli è accaduto la notte del 31 marzo, e non nasconde una certa preoccupazione, soprattutto per la sua famiglia. «Dopo quest'episodio - prosegue il primo cittadino - non posso fare a meno di provare un po' di preoccupazione, magari quando mia moglie e mio figlio sono fuori». Un figlio piccolo, e un altro in arrivo, è logico che vada proprio in questa direzione la principale paura del sindaco Pappalardo, dopo che la sua vettura in sosta è stata colpita da una fucilata.  Un gesto che il diretto interessato riesce a spiegare solo con una situazione esasperata nei rapporti tra cittadino e istituzioni: «Ho ripassato mentalmente tutto quanto, compresa la mia vita privata, ma non gioco, non vado per locali, ho persino smesso di fumare.

Insomma non è per quello che mi hanno preso di mira. A livello comunale non ci sono stati atti importanti, come un piano strutturale o un grande appalto. La spiegazione credo sia un'altra, e ulteriori conferme le ho avute nei tanti attestati di solidarietà che mi sono arrivati, oltre che dai cittadini, anche da altri amministratori. In tanti mi hanno confermato di aver subito minacce. La spiegazione è nella crisi sociale accompagnata da un imbarbarimento sociale. E l'odio verso le istituzioni si manifesta innanzitutto sul soggetto più vicino tra quelli che le rappresentano, come appunto il sindaco. E come essere in trincea ed essere lasciati soli e disarmati. Siamo senza mezzi per rispondere a esigenze anche legittime dei cittadini, il tessuto sociale sta andando in malora e noi siamo senza risorse per rispondere.

Addirittura, grazie a quel meccanismo assurdo che si chiama patto di stabilità, anche se abbiamo i soldi non è detto che li possiamo spendere, non possiamo fare le opere che ci vengono richieste o non possiamo pagare chi ha il diritto di essere pagato. Insomma, ci sono tanti fattori che possono portare la gente alla disperazione, e in questi casi ci possono essere modi diversi di reagire».  Adesso la vita del sindaco di Larciano è decisamente meno serena: «Le forze dell'ordine stanno facendo un ottimo lavoro nel proteggere me e la mia famiglia, ma lo stesso l'angoscia resta. E non mancano le classiche malignità della serie "vuol dire che qualcosa l'hai fatto". Spero che venga individuato l'autore di quel gesto, non solo per me, ma per tutti coloro che si trovano a gestire un'amministrazione pubblica».

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