Sicurezza
Bando per sfruttare le acque termali di Grotta Parlanti
Luca Signorini
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Il sindaco Rinaldo Vanni e il cantiere di Grotta Parlanti 2 MINUTI DI LETTURA
MONSUMMANO. La questione Grotta Parlanti, il secondo polo termale cittadino, va definendosi. Non che il Comune abbia trovato la soluzione di tutti i mali, ma gli ultimi provvedimenti rendono un po' meno ingarbugliata la storia. Da un punto, ora, possiamo partire: la divisione, prima non così netta, tra immobili presenti nel parco (che saranno oggetto di una nuova asta pubblica entro fine aprile) e concessione mineraria. Come era stato annunciato qualche mese fa gli uffici municipali hanno studiato un regolamento ad hoc (primo nel suo genere) per "le condizioni generali di ricerca, coltivazione e utilizzazione delle acque termali". Il compendio di obblighi e divieti, lo scorso 21 marzo è stato approvato dal consiglio comunale e adesso è a tutti gli effetti operativo. Questo passo permetterà al Comune (entro metà di aprile viene assicurato) di indire un bando pubblico per la concessione e lo sfruttamento delle acque termali. In soldoni: la società che potrà partecipare prima alla gara per assicurarsi la gestione e lo sfruttamento delle acque, e poi, in caso di primo esito positivo, inserire in busta chiusa la propria offerta per aggiudicarsi l'ampio carnet di immobili (a oggi ruderi) presenti nel parco. È il quadro che si chiude. Acqua più albergo uguale seconda vita per Grotta Parlanti: rilancio, riapertura (dopo anni bui) al pubblico, nuova attrazione turistica sul territorio. Un altro documento, approvato dalla giunta, fissa un atto d'indirizzo sullo sfruttamento della concessione: in pratica l'amministrazione si spoglia dell'onere dell'appesantimento del traffico veicolare, probabile conseguenza di un nuovo polo in città («Gli oneri a carico della collettività - si legge in delibera - derivanti dal termalismo siano ampiamente compensati in via generale dai benefici dallo stesso apportato in termini di sviluppo economico, di visibilità e di tutela ambientale»). Ma cosa fissa il regolamento? Intanto la promozione, da parte del Comune, della "razionale utilizzazione dell'acqua termale": tutela e valorizzazione dell'assetto ambientale e idrogeologico dell'area, proseguimento di un uso sostenibile e durevole della risorsa idrica e sviluppo economico e sociale del territorio. Poi le disposizioni sulla ricerca dell'acqua: il permesso, il canone, l'inizio e il termine dei lavori. E quelle relative alla "coltivazione": i pareri di genio civile, Ato e Regione, l'individuazione dell'area del giacimento e l'autorizzazione sanitaria per l'uso delle acque termali. Ai soggetti interessati il compito di battere un colpo.
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