Sicurezza
Atto di diffida accompagnato dal grido dallarme della giunta per i continui tagli ai fondi statali
Chiesta la messa in mora del ministero
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Il consiglio comunale di Pieve e il sindaco Massimo Alamanni All'appello del Comune di Pieve mancano 63mila euro di rimborsi Ici
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PIEVE A NIEVOLE. «Basta con i tagli, ancora di più se impropri e ingiustificati»: questa la protesta che arriva dal sindaco pievarino Massimo Alamanni, il quale ha firmato e inviato un atto di diffida e messa in mora nei confronti del ministero dell'Interno. Un atto motivato con la necessità di recuperare 63.408,09 euro: queste le somme non corrisposte dallo Stato in seguito all'abolizione Ici 2008. Un ammanco, viene spiegato dalla giunta, «che va ad aggiungersi al minor trasferimento per l'addizionale Irpef 2007 di 17.602,32 euro e ai tagli sui costi della politica che sono "costati" al Comune di Pieve 33mila euro contro i circa 2mila reali». Questa scelta rappresenta l'epilogo della decisione maturata all'inizio dell'estate scorsa, quando la giunta aderì all'iniziativa promossa da Anci Toscana per l'affidamento di un incarico, al fine di intraprendere azioni legali giudiziali e stragiudiziali nei confronti del governo nazionale, accusato di aver «ridotto in maniera "selvaggia e impropria" trasferimenti, mentre invece proprio leggi emanate dallo stesso governo, ne prevedevano l' erogazione totale e non parziale». «L'atto di diffida e messa in mora - si sottolinea nella nota della giunta comunale - evidenzia che il ministero dell'Interno non può sottrarsi all' erogazione del saldo e non può perseverare oltre nel ritardo alla corresponsione di somme legittimamente spettanti al Comune di Pieve a Nievole, risorse fondamentali e assolutamente occorrenti alla conservazione e alla realizzazione dei servizi essenziali alla collettività, con grave minaccia agli equilibri economicifinanziari dell'ente, messi ancor più a rischio dai pesanti tagli ai trasferimenti 2011, che ammontano a 215.615,75 euro. La condotta tenuta dal ministero dell'Interno non trova alcuna giustificazione e cozza pienamente con il comportamento che la pubblica amministrazione dello Stato dovrebbe avere, viola ogni principio di correttezza e serietà dando agli italiani un esempio deplorevole».
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