Sicurezza
«Io, Robin Hood della ricerca»
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Il professor Lotti preceduto dall’avvocato GiulianiSoldi dalle case farmaceutiche: il professor Lotti respinge le accuse
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MONTECATINI. Si definisce un Robin Hood: «Ho preso alle aziende per dare alla ricerca». E sostiene di non aver mai «prescritto farmaci in cambio di qualcosa, solo quelli giusti nei momenti giusti». Lo dice il professor Torello Lotti, 57 anni, originario di Pieve ma residente a Firenze, con studio in via Simoncini a Montecatini, ex direttore della Clinica dermatologia II dell'Asl di Firenze. Lotti è accusato di essere a capo di un'associazione per delinquere composta da medici che si sarebbero fatti corrompere dalle case farmaceutiche nell'ambito del programma Psocare. L'inchiesta portata avanti dai carabinieri dei Nas e denominata "Derma affare fatto", partita due anni fa, ma emersa solo lo scorso primo ottobre, conta 30 indagati, ai quali è stato notificato l'avviso di chiusura delle indagini.
Lotti spiega di aver «mirato solo alla salute dei pazienti. Non li ho mercificati. Non ho mai prescritto farmaci sperimentali, dannosi o inutili, ma solo i più indicati, previsti dai protocolli: molti pazienti hanno testimoniato nelle indagini difensive l'efficacia delle cure». Per "certificarlo" ha chiesto ai giudici «un incidente probatorio, una superperizia: una commissione "terza" di dermatologi e medici legali che accerti la correttezza delle cure, caso per caso. Sono certo che in questo modo crollerà tutto l'impianto accusatorio». Parlando ieri ai giornalisti in un hotel di Firenze, assistito dai suoi difensori, gli avvocati Federico Bagattini e Alessandro Giuliani, Lotti ha ricordato: «Non mi sono state contestate mazzette o benefit, né viaggi ai Caraibi né borse griffate per mia moglie. Le somme versate dalle case farmaceutiche sono andate a strutture pubbliche per corsi di formazione o ricerca. Non mi sono messo in tasca nulla». Per il pm, Lotti garantiva alle industrie l'aumento della vendita dei farmaci nell'ambito di un programma sulla psoriasi. «I miei pazienti sono passati da 600 a 237. Dov'è la proliferazione delle prescrizioni?».
Lotti spiega di aver «mirato solo alla salute dei pazienti. Non li ho mercificati. Non ho mai prescritto farmaci sperimentali, dannosi o inutili, ma solo i più indicati, previsti dai protocolli: molti pazienti hanno testimoniato nelle indagini difensive l'efficacia delle cure». Per "certificarlo" ha chiesto ai giudici «un incidente probatorio, una superperizia: una commissione "terza" di dermatologi e medici legali che accerti la correttezza delle cure, caso per caso. Sono certo che in questo modo crollerà tutto l'impianto accusatorio». Parlando ieri ai giornalisti in un hotel di Firenze, assistito dai suoi difensori, gli avvocati Federico Bagattini e Alessandro Giuliani, Lotti ha ricordato: «Non mi sono state contestate mazzette o benefit, né viaggi ai Caraibi né borse griffate per mia moglie. Le somme versate dalle case farmaceutiche sono andate a strutture pubbliche per corsi di formazione o ricerca. Non mi sono messo in tasca nulla». Per il pm, Lotti garantiva alle industrie l'aumento della vendita dei farmaci nell'ambito di un programma sulla psoriasi. «I miei pazienti sono passati da 600 a 237. Dov'è la proliferazione delle prescrizioni?».
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